venerdì 27 Novembre 2020

Record di malattie tumorali in Basilicata

Sulla GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO MARISA INGROSSO ha pubblicato un interessante e allarmante articolo riguardo l’andamento delle malattie tumorali della nostra regione.

incidenza tumori Puglia e Basilicata

andamento incidenza tumori in Italia

Se i dati sono esatti, l’incidenza dei tumori tra i lucani è superiore a quella che si registra nel resto d’Italia.
Nemmeno nelle regioni del Nord, che pure sono zeppe di fabbriche, i maschi presentano un’incidenza simile. Tanto che – ipotizzando eventuali correlazioni con fattori ambientali – sono stati avviati supplementi d’indagine dal Dipartimento della Salute della Regione Basilicata e dall’Arpab. La curva che descrive meglio il fenomeno (relativa ai lucani, da zero a 84 anni) è contenuta nello studio «Current cancer profiles of the italian regions». E fa spavento. Dal 1970 in poi, la maledetta curva che assomma tutti i tumori maligni, cresce vertiginosamente; cresce come nessun’altra e, soprattutto, è previsto che continuerà a crescere nel prossimo futuro. 

«Gli autori (Andrea Micheli, Silvia Francisci, Paolo Baili e Roberta De Angelis – n.d.r.) appartengono ad un gruppo dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Istituto Tumori di Milano e con dati dei Registri regionali dei tumori, oltreché dell’Istat», spiega Silvia Bruzzone, responsabile dell’indagine Istituto nazionale di statistica «Mortalità per causa». Gli studiosi hanno operato su dati sanitari certi ed hanno fatto delle proiezioni che arrivano fino al 2010.
Purtroppo, anche in questo caso, per i soli lucani, le previsioni sono fosche. «Tra gli anni Ottanta e Novanta – spiega la Bruzzone – i tumori sono stati una delle cause principali di morte, soprattutto al Nord. Generalmente, dopo c’è stato un decremento. La Basilicata, invece, è in controtendenza ».

CURVE COME FALCI – Capire «cosa» stia facendo ammalare i lucani non è semplice. Inutile fare raffronti con quanto accade nei territori vicini: in Puglia, in
Campania e in Calabria, dagli anni Novanta in poi, l’incidenza delle neoplasie maligne tra gli uomini diminuisce. In queste regioni, quindi, la curva che descrive il fenomeno sembra una collina: cresce fino ad un massimo (rispettivamente, nel 1990, nel 1999 e nel 1994), eppoi cala, più o meno rapidamente. A livello nazionale, il picco più alto dell’incidenza delle neoplasie è stato raggiunto nel 1985. Da quel momento, gli italiani si sono ammalati sempre meno, ed è previsto che continui così (soprattutto al Nord). La curva dei lucani, invece, sembra la lama di una falce infinita. Non presenta un picco massimo, non diminuisce mai. Enrico Grande (che ora è in forze all’Istat, ma
proviene dall’Istituto Superiore di Sanità) offre due chiavi di lettura: o c’è stato un errore nell’elaborazione dei dati da parte dei suoi ex-colleghi, oppure «il rischio di contrarre tumori in Basilicata è in crescita, con un trend superiore rispetto alle altre regioni. È il trend meno favorevole d’Italia». 

I TUMORI E LE USL 1 E 4 – Purtroppo, pare proprio che la curva sia in linea con quanto accade: il cancro sta davvero colpendo duro tra i lucani. Lo conferma Gabriella Cauzillo, dirigente dell’Ufficio regionale della Basilicata per le Politiche della prevenzione sanità pubblica, Medicina del lavoro, sicurezza nei luoghi di vita e lavoro, nonché responsabile del Centro operativo regionale dell’Osservatorio epidemiologico lucano:
«L’incidenza dei tumori maligni in Basilicata è in aumento e lo confermo. Inoltre, la velocità di aumento dell’incidenza da noi è superiore». «Anche per questi motivi – spiega l’esperta – stiamo facendo degli approfondimenti che tengano conto pure degli eventuali fattori ambientali». Infatti, su iniziativa dell’Agenzia regionale per la Protezione dell’ambiente (che s’è dotata di un settore di epidemiologia), prima dell’estate è stato firmato un protocollo con il Dipartimento alla Salute della Regione Basilicata ed ora si lavora anche a correlare patologie e dati ambientali. Proprio guardando con attenzione i dati contenuti nella «Relazione di attività» redatta dal Registro tumori di Basilicata, si scopre che – tra il 1997 ed il 2005 – sono stati soprattutto i maschi della Usl1 (Venosa) ad ammalarsi di leucemie e di neoplasie alla prostata, al polmone, al retto, al colon, allo stomaco. Mentre sono soprattutto le femmine della Ausl4 (Matera), ad ammalarsi di tumori all’utero, alla mammella e all’ovaio. 
«Su questi dati possono influire vari fattori – dice la Cauzillo – ma noi abbiamo comunque avviato un supplemento di indagine in alcune aree individuate come critiche. Per esempio, nel territorio circostante l’impianto Itrec (a Trisaia) e nell’area Sud, ai confini con la Calabria per le rocce con amianto ». È fondamentale che si venga a capo
di queste «anomalie» lucane. Ma, come sottolinea, la dirigente lucana, «l’epidemiologia è una scelta esatta e necessita di risorse professionali e dedicate». L’auspicio è che – responsabilmente – le istituzioni locali e, ancor di più, nazionali, non facciano mancare il loro supporto.


Commenti da Facebook

18 Commenti

  1. drago88

    Sai Ciffo proprio ieri pom sono stato a Salandra…Alcuni amici mi hanno confessato di avere molta paura per la discarica:pare che ultimamente più di una persona si sia ammalata di tumore….

    Ultimamente pare che il traffico di camion sia aumentato,sopratutto da quando anche la città di Potenza conferisce nella discarica salandrese…

    Uno dei rimedi????LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

  2. giusy

    Non riesco davvero a capire, ad accettare sentimentalmente ma soprattutto razionalmente questi dati. Come fa la Basilicata, una delle regioni meno industrializzate d’Italia ad avere questa incidenza di tumori. L’allarme, la sensazione che qualcosa non va sembra appartenere a tutti. Spero che queste indagini portino a qualcosa di concreto, al più presto.

    Mi chiedo cosa può fare ciascuno di noi nel proprio piccolo…pensiamo a Montescaglioso, per esempio..quanti casi di tumore ci sono? Tanti..direi troppi per un piccolo centro come il nostro. Cosa c’è che non va? Cosa si può fare, per esempio, per avere informazioni su quelli che sono i fattori comuni: sull’aria che respiriamo, sull’acqua che beviamo, sui terreni sui quali crescono i "salutari" prodotti paesani ecc..ecc..ecc..???

     

     

      1. ant

        Purtroppo erano dati che già conoscevo e proprio per questo, già parecchio tempo addietro, lanciai, anche da questo sito, un grido d’allarme che ad oggi è rimasto inascoltato. La mia grande preoccupazione nasce dal fatto che proprio il nostro comune è tra quelli maggiormente colpiti da queste malattie, addirittura in misura superiore rispetto ad altri centri lucani, compresi quelli limitrofi della “trisaia “di Rotondella. Ovviamente non conosco i rimedi in quanto, così come diceva Giusy, tante sono le cause ma qualcosa si può fare e si deve fare. Lanciai l’idea di un comitato cittadino per la salute pubblica affinché con la forza di più persone si potesse riuscire ad ottenere qualcosa. Nonostante constatai che il problema era ed è molto sentito tra la gente, mi accorsi che quasi nessuno voleva impegnarsi fino in fondo (come dire armiamoci e partite). Ritengo, invece, che di fronte a queste tragedie non si possa restare con le mani in mano e stare ad aspettare, bisogna agire concretamente spogliandoci ognuno delle proprie vesti politiche, sociali, culturali, professionali, affinché in maniera sinergica si riesca a raggiungere qualche risultato positivo. E’ un dovere morale ed un impegno sociale che incombe soprattutto su noi giovani di Montescaglioso. Credetemi scrivo queste parole con molta rabbia nel cuore.

  3. sweet77

    VA BENE L’INFORMAZIONE,MA GIA’ E’ DEMORALIZZANTE LA VITA A montescaglioso,poi tu ti ci metti con queste informazioni che gia’ stanno sul giornale!PRIMA IL SONDAGGIO SULLA BATTUTA INDECENTE E VERGOGNOSA DI BERLUSCONI,ED IO MI SONO CHIESTA:"CACCHIO DI DOMANDA E?’"POI TE NE ESCI CON IL GRAFICO SUL TUMORE………..CHE CAVOLO PUOI FARE TU,IO,ANT E COMPAGNIA BELLA?ABBIAMO GLI STRUMENTI PER FARE QUALSIASI ESAME ALL’ACQUA O ALLA TERRA O L’ARIAFORSE DOVREMMO STARE MENO SU INTERNET,MENO RADIAZIONI,POTREBBE ESSERE ANCHE QUELLA UNA CAUSA!

     

    1. Cinzia

      Purtroppo ultimamente non ho molto tempo per intervenire nelle discussioni come vorrei, ma dopo aver letto il commento di Sweet, non posso stare zitta.
      Sweet, mi meraviglio del tuo cinismo, della sufficienza, di parole che sembrano dette sbuffando per la noia…
      Davvero non capisco come quei dati sulla diffusione del timore nella nostra regione possano lasciarti indifferente!
      Forse, e per tua fortuna, non hai mai visto morire una persona a te cara o vicina per un cancro che intensi cicli di radio e chemioterapia non sono riusciti ad intaccare minimamente; forse non sai che il tumore è una malattia infame perchè ti divora letteralmente, ma non ti toglie la lucidità di renderti conto che stai morendo.
      Al solo pensiero di ciò che tanta, troppa gente che conosco, ha passato prima di spirare tra atroci sofferenze, le tue parole mi fanno rabbrividire!
      Dovresti scusarti per quello che hai scritto, perchè se tu sei stata tanto fortunata da non vivere direttamente sulla tua pelle il calvario di un cancro, tra chi legge e scrive c’è gente che sa benissimo di cosa si tratta.
      La questione mi tocca particolarmente, quindi preferisco finirla qui.
      Quanto alla proposta lanciata da Ant, che – colpevolmente – è stata ignorata un po’ da tutti, penso si potrebbe cercare una collaborazione con l’associazione Donna e Vita, che so che per il mese di marzo ha in programma una serie di iniziative.
      Potrei provare a contattare Vita Rossetti, presidente dell’associazione, e sentire cosa si può fare insieme.
      Non è molto, ma potrebbe essere un punto di partenza.

      1. giusy

        Per me, sweet 77, è demoralizzante il fatto che non abbiamo alcuna informazione su questo che definirlo problema è molto riduttivo.E’ molto demoralizzante sentirsi dare sempre la stessa spiegazione: "abbiamo Taranto vicino"..cosi’ si mette a tacere una massa amorfa. Questo sito è nato anche per affrontare, perchè no, cercare di risolvere i problemi che più da vicino ci interessano. La battaglia per la salvaguardia della salute viene al primo posto. Sembra retorica, ma la salute permette di affrontare il resto. Quindi nessuna superficialità può essere ammessa. Anch’io faccio parte dell’ associazione "donna e vita" e in un intervento precedente avevo detto che sarebbe stato utile interagire con questa per avere maggiori informazioni. Avevo anche parlato con Vita Rossetti, presidente dell’associazione,  la quale aveva dato piena disponibilità a qualsiasi collaborazione. Ovviamente certe informazioni non si sa se sarà mai possibile averle, se quello che può essere detto corrisponde alla verità…ma bisogna provarci. 

         

      2. sweet77

        LA GENTE CHE PARLA TANTO NON MI E’ MAI PIACIUTA TANTO!

        SCUSARMI PER COSA?PER LA SUPERFICIALITA’?SAI CINZIA IO PENSO CHE LA SUPERFICIALITA’ SIA PARLARE DI UN QUALCOSA CHE NON SI RIUSCIRA’ MAI A FARE FACENDOSI GRANDI SU UN PROBLEMA MOLTO PIU’ GRANDE DI QUELLO CHE POSSONO ESSERE LE TUE O LE MIE POSSIBILITA’.

        L’UNICA MANIERA IN CUI SI PUO’ COLLABORARE E’ FINANZIANDO LE RICERCHE,E DONANDO DONANDO TANTO PERCHE’ SENZA ESSERE IPOCRITI QUESTO MALE LO SI PUO’ SOLO ESTIRPARE TROVANDONE UNA CURA.GLI SCIENZIATI E COLORO CHE EFFETTUANO ESAMI, CONTINUI ESAMI,ANCHE SULLE VARIE ED IPOTETICHE CAUSE,SONO DAVVERO TANTI,E VOI PARLANDONE QUI VOLETE RIUSCIRE A TROVARE LE CAUSE?LA CURA?COSA CINZIA?

        LA QUESTIONE TI TOCCA PERSONALMENTE COME TOCCA MILIONI DI PERSONE,COME HA TOCCATO ANCHE A ME A 18 ANNI,QUANDO SI E’ ANCORA RAGAZZINI E DEVI VEDER VOMITARE SANGUE A CHI AMI………CINZIA,CINZIA LA VITA O LA MORTE SONO MOLTO DI PIU’ DI DUE RIGHI SCRITTI SU UN PC!!!

    1. giusy

      Beati coloro i quali mandando qualche euro alla ricerca riescono a stare con la coscienza tranquilla… i sospetti su quello che è accaduto, accade nella nostra regione a me fanno rabbrividire. Mi torna spessissimo alla mente l’incontro fatto qualche tempo fa con don Marcello Cozzi, il racconto fatto da una signora (purtroppo non ricordo il nome), il cui marito probabilmente è stato ucciso perchè coinvolto nella questione delle scorie radioattive. Sicuramente è un problema troppo complesso..ma non penso sia cosi’ sbagliato cercare di sapere se le scorie  le abbiamo proprio sotto il "culo".. scusate il francesismo..

  4. Cinzia

    Questo è quanto riporta il sito http://www.basilicatanet.it riguardo l’articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno

    (cfr. http://www.basilicatanet.it/news/article.asp?MenuGuid={90BF8C89-BCE8-40C9-9000-0C8B66B3912F}&id=708365)

    TUMORI, LABRIOLA (PD): TUTTI VOGLIAMO CHIAREZZA IN MERITO

    Incidenza malattie tumorali nel materano, la Provincia di Matera promotrice di un Protocollo d’intesa per stilare uno studio epidemiologico sul fenomeno

    29/01/2009 15.10.29 [Basilicata]

    L’assessore provinciale all’Ambiente, Franco Labriola, condividendo le preoccupazioni diffuse nella comunità materana a seguito dell’articolo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno nei giorni scorsi, che, secondo quanto riportato “l’incidenza dei tumori tra i lucani è superiore a quella che si registra nel resto d’Italia”, annuncia che nelle prossime settimane sarà sottoscritto il Protocollo d’intesa, tra Provincia di Matera, Apea (Agenzia provinciale, energia e ambiente), Asm (Azienda sanitaria di Matera) e Cittadinanzattiva, per uno studio epidemiologico sull’incidenza delle malattie tumorali nell’intero territorio provinciale, con l’utilizzo di parte dei fondi rivenienti dalla compensazione ambientale del Centro Trisaia Enea di Rotondella.

    Saranno inoltre chiamate a partecipare all’iniziativa, tutte le associazioni interessate a questo delicatissimo argomento. «Tutti vogliamo chiarezza in merito – dichiara Labriola – dall’articolazione dei soggetti che sottoscriveranno l’intesa, potremo finalmente entrare in possesso di dati certi per stabilire se il cancro sta davvero colpendo duro i materani. L’epidemiologia è una scienza esatta e necessita di risorse professionali e dedicate.

    La Provincia di Matera, pertanto, contribuirà così, in maniera fattiva al fine di compiere i necessari, quanto urgenti, approfondimenti che tengano conto pure degli eventuali fattori ambientali, soprattutto in alcune aree individuate come critiche. Per esempio, nel territorio circostante l’impianto Itrec di Rotondella, la Valbasento e l’ex area militare di Montescaglioso. E’ nostra intenzione dunque – conclude l’assessore – non far mancare il necessario supporto nell’interesse di tutti i cittadini».

    Non so se e a quanto servirà questo Protocollo d’Intesa, quanti anni ci vorranno per portare a termine questo studio epidemiologico, se e quando verranno resi noti i dati rilevati, ma già così, "ad occhio", mi sembra che ci sia qualcosa che non torna se anche Montescaglioso viene indicata come area critica insieme a Valbasento e Rotondella, la cui criticità può essere attribuita alla presenza di impianti chimici e nucleari. Cosa può giustificare l’alto tasso di incidenza di tumori nel nostro paese?

    Per rispondere a Sweet, sicuramente non sono così sciocca da pensare di poter trovare la cura del male, ma parlare del problema non può che giovare alla causa e se si arrivasse a scoprire la ragione, non credi che si potrebbe prevenire o limitare i danni di questa malattia? Davvero non ti interessa sapere perchè su 5 ammalati di tumore nella provincia di Matera, più della metà provengano da Montescaglioso?

  5. italico5

    Il risultato dell’indagine pubblicata dalla gazzetta del mezzogiorno è alquanto allarmante.
    In basilicata la classe politica che ha gestito la sanità non ha mai fatto una politica di prevenzione e screening ad ampio raggio. Vi porto a conoscenza di alcune assurdità lucane. A Rionero in Vulture (PZ) si trova il CROB ( Centro Riferimento Oncologico Basilicata ) e questo ospedale è anche sede del registro tumori basilicata. Per conoscenza diretta vi informo che questo centro per anni è stato terra di conquista da parte dei politici con convenzioni assurde con centri di tumori del nord e centro italia. Le convenzioni venivano fatte per ottenere solamente posti in scuole di specializzazioni per laureati in medicina e l’attività convenzionale da parte di professionisti sanitari del nord e centro italia venivano espletate sotto forma di consulenze (retribuite ). L’unità operativa del registro dei tumori non ha mai fatto progetti di ricerca e studio dell’incidenza delle neoplasia nella lucania. Ultimamente il Crob sotto la direzione di luminari campani ( risultato di un accordo tra vertici politici lucani e campani) è diventato centro di cura e ricerca scientifica (ICRS). I lucani continuano a farsi curare fuori dalla propria regione. I progetti di prevenzione latitano o se sovvenzionati non vengono applicati sul territorio. In tale situazione penso che la curva si ergerà ancora di più. Pensate un attimo che in lucania abbiamo tre centri di oncologia che non dialogano minimamente tra loro. In una regione dove le distanze tra i tre centri non superano i 150 Km. sembra di essere nel deserto africano.  

    Il Severiano

    1. ciffo

      Se quello che scrivi è vero c’è da preoccuparsi… non dimentichiamoci però anche quello di buono che si fa da noi… se non ricordo male solo in Basilicata e in poche altre regioni si è fatto e si fa uno screening per la prevenzione di malattie tumorali soprattutto per le donne.
      Di certo siamo indietrissimo come monitoraggio…. leggevo di attività di monitoraggio praticamente nulle o completamente sbagliate anche per i rischi del petrolio nelle zone di estrazione.
      Gabbiano tu che sei del settore sai suggerirci qualcosa per “agire” come privati cittadini o dobbiamo solo sperare in bene e aspettare che istituzioni e uffici competenti facciano il loro dovere?

      1. anycamy

        Quei grafici mi hanno molto meravigliata. Avrei giurato che almeno la nostra regione fosse un’isola felice da questo punto di vista. Perciò mi chiedo se nel fare queste statistiche sia stato tenuto conto anche del vissuto storico degli ammalati.

        Voglio dire che molti lucani hanno lavorato fuori dalla nostra regione. L’emigrazione degli anni 70 verso luoghi non di certo molto salubri dal punto di vista della qualità dell’aria avrà pur inciso su questi grafici. Molti lucani sono rientrati e magari hanno portato con se la malattia. Vi porto l’esempio di padri di alcuni miei amici della provincia di Pontenza, ebbene questi uomini hanno lavorato presso cantieri come la galleria autostradale del San Gottardo  e oggi si sono ammalati di cancro ai polmoni.

        Quindi vorrei sapere se questi grafici tengono conto di questo! Ma solo per capire bene se il problema è tutto da imputare alla qualità ambientale del territorio lucano.

        Concordo con Ciffo bisogna fare monitoraggio.

        NON POSSIAMO NON SAPERE!

         

         

    2. ross

      Si anche io sono da poco nel campo della sanità, concordo pienamente con quello che hai scritto!!!

      Sono quasi un’infermiera, nel mio percorso formativo mi è capitato di trovarmi in vari reparti oncologici del Piemonte e sinceramente ogni volta che sono entrata in tali reparti sono rimasta sbalordita dal numero di pazienti oncologici ricoverati. La cosa che mi ha fatto riflettere di più oltre alla quantità di gente ricoverata per cicli di chemio e radioterapia è stato il numero di pazienti provenienti dal sud Italia. Il numero di pazienti del sud che ho visto è altissimo diciamo che in un reparto di day hospital dedicato solamente ai cicli di chemioterapia, ogni giorno entrano mediamente più di 70 pazienti e di questi circa il 40% al giorno provengono dal sud, la maggior parte di loro ormai sono residenti in piemonte, ma diciamo che circa il 15% viene per farsi curare. Questi numeri devono farci riflettere!!! la cosa mi spaventa molto e mi lascia molto perplessa…

      Ho incontrato molti pazienti miei compaesani, i quali mi hanno speigato alcune delle motivazioni x le quali hanno scelto di fare i loro cicli di chemio al nord e posso solo dire che ascoltarli mi ha fatto veramente rendere conto delle differenze assurde che ci sono ancora nel 2009 tra nord, centro e sud d’italia, all ‘inizio non volevo crederci ma è così, sembra veramente di essere in un deserto.

      Bisogna fare assolutamente qualcosa, io penso che il primo passo da fare è informare la popolazione sui dati che ci sono. Altra cosa da fare è puntare sulle campagne di prevenzione, di screening a vari livelli  e cercare di puntare molto sul follow-up per prevenire le recidive e quindi controllare il decorso della malattie.

      penso che questo sia possibile solo se la politica Italiana si metta una mano sulla coscienza e pensi di più ai diritti dei cittadini e non ai propri interessi.

      Rossella

       

       

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