CRISI DEL LAVORO E DELL’ECONOMIA. spunti di riflessione

Una battuta di Girogio Cremaschi, segretario nazionale della FIOM-CGIL, ricordava un vecchio slogan degli anni settanta che recitava all’incirca in questo modo:" resistere un giorno in piu’ del padrone".

Ora alla luce degli avvenimenti degli ultimi anni, la globalizzazione che ha portato all’apertura indiscriminata dei mercati del lavoro e della produzione, l’affacciarsi di nuove realtà economiche sulle scene internazionali come la Cina, l’India e la stessa ex Unione Sovietica dopo il crollo del muro di Berlino e non meno importante la lenta ma progressiva disaffezione del mondo dei lavoratori e dei suoi sindacati ai problemi legati ai diritti, alla sicurezza sul e del lavoro, alla continua ricerca di nuovi strumenti contrattuali basati sulla precarietà e non più sulla sicurezza del posto fisso hanno fatto si che nel momento in cui la tensione sociale che spesso ha funzionato anche da sprono nella ricerca di rapporti di correttezza indispensabili per un equilibrio lavorativo, il capitalismo globale libero da condizionamenti di una controparte che non ha saputo resistere il cosiddetto giorno in più, non ha più retto alle sue contraddizioni e ha messo in luce tutte le disfunzioni di un sistema che non poteva e non ha funzionato.

Oggi da più parti ci viene detto che in una situazione cosi compromessa e io aggiungo disastrosa occorre che ognuno faccia la propria parte nello stringere la cinghia onde evitare un crollo totale e per la ripresa dell’economia.

Devono però spiegarci come può una categoria di persone che già non arriva alla seconda settimana del mese stringere ulteriormente la cinghia?

Non credono che forse sia giunto il momento di fare un passo indietro soprattutto loro che in questi anni hanno guadagnato milioni a palate sulle spalle dei poveri cristi?

Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario dello statuto dei diritti dei lavoratori e della conquista dei contratti collettivi, oggi a distanza di quarant’anni di quelle conquiste non sono rimasti che dei lontani ricordi, piano piano ci è stato tolto tutto, già nel 1975 l’allora governatore della Banca d’Italia Carli affermava che l’economia italiana era bloccata dai tanti lacci e lacceti imposti dai sindacati, e ora che di quei lacci e laccetti non è rimasto più niente allora come mai il capitalismo ha fatto patatrac?

E’ di questi giorni la notizia che il governo sta per varare un decreto che introduce norme che impediscono il diritto di sciopero, l’ultimo governo che aveva legiferato in tal senso fu quello di mussolini, e se a questo aggiungiamo tutti i decreti governativi degli ultimi tempi in materia di sicurezza, immigrazione, giustizia ci accorgiamo di quanto abbiano in comune questo governo con quello fascista degli anni venti.

Tutto ciò è stato possibile solo perchè i lavoratori e le loro associazioni politiche e sindacali non hanno resistito quel giorno in più, quindi credo che sia arrivato il momento di rimettere le cose in ordine se vogliamo salvare veramente l’economia italiana, e questo sarà possibile solo ridando ad ognuno il giusto potere contrattuale e soprattutto ridistribuendo gli introiti e le risorse e assicurando i diritti che in questi anni sono stati tolti ad ognuno di noi.

tonino


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6 Commenti

  1. gianni

    Caro Tonino,

    concordo in parte quello che dici. La crisi economica dei nostri tempi è dovuta specialmente alla globalizzazione dell’economia che ha indebolito l’intero mondo occidentale. Adesso bisogna fare i conti con la Cina e l’India, paesi emergenti che rischiano di trasformarci in economie di seconda classe. Concordo con te Tonino perchè finalmente esiste qualcuno che non dice banalmente che l’attuale crisi è dovuta specialmente alla scelta della guerra in Iraq. Le ragioni credo che non siano solo quelle che tu giustamente reclami, ma che siano anche dovute a politiche economiche sbagliate europee ed americane (e per americane intendo politiche sia di Bush che di Clinton). Sinceramente ho qualche dubbio sul fatto che Obama possa migliorare la situazione economica visto che, la sua amministrazione, è composta da quelle stesse persone che durante l’epoca clintoniana hanno fatto proprio quelle riforme che di fatto sono state le basi di questa crisi. Sinceramente non riesco a comprendere come si possa uscire da questa crisi adottando misure vecchissime come quelle protezionistiche magari contornandola dall’ecoincentivo, tanto per far passare la misure per nuova ed innovativa (es: auto verde con l’incentivo è bella, buona perchè rispetta l’ambiente ma sempre di protezionismo si tratta!!!.

    Vorrei ricordare a Tonino che l’imprenditore non è un benefattore e non è assolutamente obbligato a fare beneficenza, deve essere solo obbligato a rispettare la legge. Si anche perchè tutti devono rispettare la legge e ancor di più chi dice di essere onesto e di rispettare massimi principi di moralità. Ed è questo quello che mi preoccupa, il fatto che esistono persone che passano per oneste quando invece sono i primi a non esserlo. Vogliamo parlare delle raccomandazioni in Val Basento???…diciamo pure che negli anni passati e forse anche adesso dovevi/devi conoscere o il politico o il sindacalista (preferibilmente della onesta CGIL!!!) per poter lavorare in una industria privata che non aveva e che non ha nulla di privato???Vogliamo parlare dei tanti sindacalisti che da semplici operai diventavano capi reparti?? Sicuramente per fortuna non sono tutti così, non tutti i sindacati sono dei farabutti che vendono fumo buono per pensare esclusivamente ai loro interessi così come, caro Tonino, esistono imprenditori ricchi ed onesti che non hanno mai rubato nella loro vita.

    Caro Tonino, il recente provvedimento del governo non elimina il diritto di sciopero ma cerca di regolamentarlo anche per rispettare i diritti di chi non ha intenzione di fare lo sciopero. Sai Tonino  non è bello andare in stazione e scoprire che quel treno che magari ti serve per lavoro è stato soppresso a causa sciopero deciso all’ultimo istante. Scioperare è un diritto sacrosanto ma questo non può negare un altro sacrosanto diritto, cioè quello di poter andare a lavoro. Ho la possibilità di non essere solidale con gli scioperanti??? Ho la possibilità di dire: " ma che me frega dello sciopero dei macchinisti?…io oggi voglio solo andare a lavorare per far campà la famiglia"…o se dico questo merito di essere classificato come ricco e disonesto???

    Caro Tonino, sono gli stessi sindacati ad essere d’accordo con il provvedimento. A meno che tu non consideri la CISL e la UIL delle organizzazioni fasciste….  

    1. tm

      no Gianni hai ragione la CISL e la UIL non sono due organizzazioni fasciste, ci mancherebbe altro, sono comunque le uniche due organizzazioni sindacali di tutto il mondo che oggi ritengono che sia ingiusto aumentare le tasse ai ricchi. Bada che quando si parla di tutto il mondo sono i termini esatti.

      Fin’anche Obhama oggi ritiene di dover aumentare le tasse ai più ricchi per poter fronteggiare la crisi tranne i due sindacati italiani che si dimostrano ancora una volta di essere non solo servili ma addirittura al soldo del capitalismo italiano.

      Finiamola con questa storia che nella Val basento o in altri posti si entrava solo con la raccomandazione del sindacato, questa politica fa parte di coloro che ancora una volta fanno di tutto per mettere gli uni contro gli altri i lavoratori per poterci sguazzare dentro e continuare a fare i propri comodi.

      Gianni ti potrei fare un elenco lunghissimo di delegati sindacali o aziendali che vengono messi nelle condizioni di non poter fare il proprio dovere solo perchè sindacalisti.

      Sinceramente non capisco poi quando si parla di diritti di altri durante uno sciopero, anche a me da fastidio arrivare in stazione e non trovare il treno perchè c’è uno sciopero, però non vedo perchè dovrei prendermela con gli scioperanti che chiedono dei loro diritti e non invece con chi quei diritti li calpesta quotidianamente.

      L’esercizio dello sciopero è l’unica arma in mano ai lavoratori per poter manifestare i propri risentimenti e non sarebbe efficace se non comportasse delle perdite per l’azienda e nel caso dei settori pubblici per i servizi, se si vieta la possibilità di scioperare perchè non possiamo permetterci che io o tu perdiamo il treno allora si toglie la possibilità ai lavoratori interessati di far valere i propri diritti e si permette a coloro che quei diritti non li vogliono concedere di continuare a fare il bello e il cattivo tempo.

      Gianni nessuno vuole entrare nel merito di quanto siano onesti o disonesti gli imprenditori, esistono sia gli onesti che i disonesti come in ogni altra categoria, però non è scritto nemmeno da nessuna parte che quando hanno utili di impresa che superano il 20%  gli utili restano giustamente nelle loro tasche, quando invece hanno delle perdite ci deve pensare lo stato a pagare i loro debiti.

      1. gianni

        Beh Tonino dire di essere servili ad un governo che tu reputi fascista significa in sostanza essere fascisti, poi se proprio vogliamo parlare di servilismo guarda di sicuro la CGIL non è da meno. Basti ricordare del patto con il centro-sinistra firmato davanti a tutti prima delle elezioni del politiche del 2006, patto che impegnava la CGIL a non scendere in piazza in caso di vittoria della sinistra. Infatti il patto è stato ampiamente rispettato, nonstante le difficoltà delle famiglie e dei lavoratori la CGIL non ha organizzato nulla contro il governo, tant’è che gli stessi operai della FIAT hanno contestato duramente, con fischi ed insulti, il leader Epifani (adesso non mi dire che questi operai in realtà son stati pagati da Berlusconi per fischiare Epifani!!!… l’antiberlusconismo può arrivare a far pensare anche a questo!!!). Un sindacato che firma un patto del genere, oltre ad essere una chiara espressione di servilismo, è anche la dimostrazione che la CGIL è di fatto una organizzazione politica e non sindacale. Certo che ha curato degli interessi, si gli interessi politici e non quelli degli operai. 

        A questo punto non puoi pretendere che un comune operaio possa votare persone che pensano a bruciare bandiere di Israele, pensano a fare lo sciopero della fame a favore di Saddam Houssein, gridano per strada 10 100 1000 Nassyria, sventolano bandiere della pace bruciando le macchine e altre cavolate che per un lavoratore che deve pensare a tirare avanti sono di poco conto. A quel punto, caro Tonino, è meglio votare Lega…meno filosofia e più concretezza. Anzi l’operaio, essendo una persona intelligente, paradossalmente spera che possa vincere la destra semplicemente perchè sa bene che solo in quel caso i loro leader scendono in piazza per reclamare i sacrosanti diritti, solo in quel caso potranno farsi il viaggetto a Roma con pochi euro.

        Caro Tonino, come puoi negare il fatto che in val basento in passato è stata infestata dalle raccomandazioni? Mi viene un pò difficile pensare al contrario visto che sono tutte aziende nate grazie al finanziamento pubblico, mi viene invece di pensare al sindacato come una vero e proprio ufficio di collocamento. Mi viene facile pensare al classico datore di lavoro che per tenere a bada i suoi dipendenti corrompe il sindacato con una bella promozione (della serie cucibocca!!!). 

        Una cosa non capisco…il fatto che un povero cristo possa sapere il giorno prima che il solito treno delle 7:10 non parte per sciopero credo sia una dimostrazione sia di civiltà che di rispetto di quel povero cristo. Il disagio lo crei per l’azienda ma non per chi vuole andare a lavorare…io francamente non riesco a veder nulla di fascista in questo. 

        Adesso non voglio dire che l’imprenditore è una brava persona e il sindacalista un farabutto, dico solo che hanno entrambi delle responsabilità e che entrambi devono rividere la loro storia passata e guardare agli errori fatti e agli errori che continuano a fare. Io non mi schiero a favore di nessuno, non riesco a classificare le persone in categorie di ricchi e prepotenti e di poveri onesti. Caro Tonino ci sono tante verità e, purtroppo, ci sono tante falsità che si spacciano per verità. 

         

        1. tm

          Gianni come al solito con te ho qualche problema di comunicazione; sarò io che non riesco a spiegarmi o tu che non riesci a capirmi visto che tutte le volte si parla di un qualcosa e si finisce per continuare con qualcos’altro? Comunque devo dire che torrevetere su questo è stato veggente nel dire che in fondo poi la colpa sarebbe scivolata sui sindacati.

          Vediamo di fare un po di ordine.

          1) io non voglio assolutamente fare una difesa di ufficio del mondo sindacale ne criminalizzare esclusivamente CISL e UIL, ritengo che buona parte delle colpe sono anche della CGIL e quando si parla di servilismo se lo rapportiamo a qualche anno indietro sicuramente è una accusa che riguarda anche lei, bisogna riconoscere comunque che le posizioni attuali del più grande sindacato dei lavoratori italiani sono radicalmente cambiate avvicinandosi significativamente agli interessi della classe operaia e lavoratrice.

          2) continui con questa assurda affermazione che in val basento non si entrava a lavorare se non raccomandati da sindacalisti. Be ti posso assicurare che in val basento si entrava solo con il bene placido della democrazia cristiana e anche con la raccomandazione di alcuni sindacalisti  in quel caso si dichiaratamente di parte e con la regola perentoria di non essere iscritti ne al PCI ne alla CGIL e quando vuoi a quattr’occhi anzi tre visto che io ne ho uno solo ti posso fare nomi e cognomi di tutti i montesi che prima di essere assunti hanno dovuto strappare la tessera del PCI e in qualche caso candidarsi addirittura nelle liste della DC nonostante la loro lunga militanza e appartenenza a famiglie notoriamente comuniste.

          Sgombrato il campo da questi preamboli vorrei tornare alla crisi attuale le cui colpe non si possono attribuire certamente al mondo sindacale se non per il semplice fatto di aver abbassato la guardia e aver permesso a coloro che tu chiami imprenditori ma che io continuo a chiamare padroni di aver riscritto le regole del lavoro a discapito della sicurezza collettiva, degli orari ordinari e di una produttività sempre più cottimizzata.

          La cosiddetta flessibilità, mobilità e gli aumenti indiscriminati degli orari di straordinari oltre allo strumento di leggi che hanno favorito il precariato hanno portato ad una iperproduttività che ha colto di sorpresa gli stessi addetti del settore.

          Con le stesse ore lavorative che prima servivano per produrre per fare un esempio 1000 piatti con questi sistemi se ne sono prodotti 2000 mentre il mercato era pronto per accettarne solo 1000; questo ha fatto si che le industrie si sono ritrovate con tonnellate di prodotti invenduti e con una richiesta sempre inferiore dovuta al fatto che gli utilizzatori finali di tali prodotti (la gente comune) non si è più trovata nelle condizioni di acquistare perchè nel frattempo ha perso il lavoro o è stato messo in cassa integrazione.

          Altri aspetti della crisi sono dovuti alla politica economica dei governi capitalisti che prevede l’intervento diretto dello stato in maniera gratuita e assistenzialistica per quelle aziende in crisi come fino ad ora ha fatto il sistema americano intervenendo con miliardi di dollari per non far fallire le banche e solo ora qualcuno(gran bretagna) comincia invece a parlare di nazionalizzazione.

          Il  nostro più grande cervellone economico italiano Giulio Tremonti oggi parla di crisi e interventi quasi da socialista puro dimenticando però che per ciò che riguarda l’Italia lui è stato forse il protagonista più colpevole di questa crisi con la sua legge "tremonti" del passato governo Berlusconi. Tutti ricordiamo come si sono sciupati miliardi di euro che dovevano entrare di tasse allo stato e che invece non sono entrati grazie al fatto che quella legge permetteva a privati e imprenditori di utilizzare quei soldi per costruire capannoni o ristrutturare aziende con il risultato che ci sono al momento migliaia di capannoni sfitti o invenduti e il  conseguente decremento dell’industria dei prefabbricati.

          Sarebbe stato possibile tutto ciò se le regole fossero rimaste quelle di venti anni fa?

          Sarebbe stato possibile tutto ciò se alla richesta di cottimo da parte delle aziende ci fosse stato qualcuno a far valere i diritti dei lavoratori?

          Sarebbe stato possibile tutto questo se non ci fossero stati i co.co.co., i lavoratori trimestrali, le ore di straordinario, la legge Biagi, se non si fosse messo in discussione l’art. 18?

          Oggi purtroppo si continua sulla stessa strada, si vuole ancora una volta far pagare la crisi ai lavoratori. Questo non è giusto ed è arrivato il momento che ognuno torni a fare la propria parte, i governi nel garantire i diritti e i sindacati nell’impedire che questo attacco continuo e inesorabile allo statuto dei lavoratori venga portato a termine:

          cia tonino

          1. gianni

            Tonino, ho capito benissimo quello che vuoi dire. Non contesto il tuo ragionamento anzi dico che hai ragione, hai detto una verità ed io ne ho aggiunta un’altra….tutto qui. Dici che adesso la CGIL si è avvicinata agli interessi della classe operaia….a questo punto spero che gli stessi interessi possano essere difesi anche in seguito, a prescindere dal colore dei governi proprio perchè a mio avviso le organizzazioni sindacali sono elementi essenziali per la democrazia e per la difesa dei più deboli. Mi auguro che in futuro non ci possano più essere ricadute servilistiche o lotte politiche-ideologiche che non hanno nulla a che vedere con la classe operaia.

             

             

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