Mangiare da D/O

Mangiare da D/O

Itinerario enogastronomico dei prodotti di Abbazie, Conventi e Monasteri benedettini nel mondo

1ª Mostra mercato

dei prodotti enogastronomici,  per la cura della persona,
dell’ artigianato artistico religioso e dell’editoria di cultura benedettina.

Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo
Montescaglioso (10 – 12 Luglio) o (25 – 29 Settembre) 2009

monaci

Hanno salvato la cultura,
dissodato i terreni,
rinnovato la vita spirituale e materiale.
Molto di quanto ancora oggi permane nella civiltà europea
lo dobbiamo a loro.
Non c’è campo dello scibile e dell’azione umana che non abbiano indagato o su cui non siano intervenuti.

Roberto Righetto
da ‘Conventi D’Italia’
di Cesare Romano
Mondadori Editore

 

Il pane, l’ostia, l’olio, il vino, la birra, i liquori, le tisane, gli elisir, le marmellate, le conserve, il formaggio, i dolci o le ricette di cucina preparate nei conventi o per i conventi, credo che ognuno di noi, se non li ha mai assaggiati, come minimo ne ha sentito parlare. Come anche degli oggetti artigianali della lavorazione del legno, della ceramica, della carta e dei libri; il tutto per l’edificazione spirituale dell’uomo.
L’Abbazia di San Michele Arcangelo a Montescaglioso è l’esempio a noi più vicino; leggendo la seguente descrizione possiamo renderci conto di una conoscenza che viene da lontano:
… " Quello che invita, e rapisce gli spiriti più curiosi, e vaghi di erudizione, si è il Magnifico Monastero dedicato sì com’è fama da San Placido nel suo passaggio in Sicilia à San Michele Arcangelo con la chiesa de’padri Cassinesi, per lungo corso di anni sostenuto dal dottissimo P. Abate D. Angelo Grillo che vi scrisse, e pubblicò lettere, e Sagre Rime. Si suppone fondato da San Placido, o da alcun’altro de primi compagni di San Benedetto, godendo di titolo di antico in un Libro de’Privilegi de’Re Normanni già nel 1160. Giacea fondato in campagna, ma poi venne rinchiuso nell’abitato, che diceano parimenti Castello. Trattiene dieci Monaci e diciassette commessi, ancorché sia capace di numero assai maggiore, perché raccoglie cinque mila ducati di rendita, da Quattro Feudi rustici, e oliveti, chiamati Asinella, San Salvatore Murro, e Passavante, ovvero Serra del Cavallo, col Bestiame, numerato da noi tre anni sono, e nel 1688 à duecento Giumente, altrettanto Scrofe, cinque mila Pecore, cinquecento Porci, altrettanto Capre, e duecento Bufale: spreme circa trecento barili l’anno di esquisito Vin bianco che non cede al Greco di Somma: ripone latticini d’ogni esquisitezza in abbondanza. Gode franchigia nel Mar piccolo di Taranto, mantenendovi barca del Contonovo, da far pesca, per Privilegio del Re Rogiero contribuisce però mille docati l’anno all’Erario Pontificio di Roma. Due molto vaghi sono i suoi Chiostri, con colonne di marmo, aprendo varie Officine, doppio Cenacolo, Cisterna di acqua, vecchia, e fredda: un Belvedere con piazza larga, e frequentata nel gioco del Pallone: profonda, e luminosa Cantina ove si scende per comoda, e magnifica scala, e sono de’vasi ben grandi, e ripieni del più scelto liquore. I dormitori di sopra son larghi e lunghi, uno però alquanto oscuro, con le Camere destinate pè Forestieri. Vi sono, sale per la ricreazione, e per altro; con la Libreria piccola, un vecchio Archivio, e qualche luogo ò non fabbricato, ò sottoposto à ruina. Dalle finestre del Campanaro si veggono bene, Castellaneta e Altamura, e molte altre Città, e Terre, fino a Taranto distante trenta miglia. In nove piccole Cappelle vien disposto il Tempio col Maggiore Altare sotto la Cupola, il tutto di bianca pietra, restaurato due secoli sono, e il Coro assai politoco. Scopre la Sagrestia un pregiatissimo vaso doppio, che si può dir Urna, di marmo granito, e grande, recato da Verona per uso di lavarsi le mani. L’armario serba otto Candelieri alti, con la Croce proporzionata, e molti Giarroni, Calici, ed altro, di argento. Così di questa materia nobile in due braccia, de gli Ossi de’Santi Apostoli Pietro, e Paolo, ottenuti da un Monaco quando in Roma si partirono que Santi Corpi, nel Legno della Croce del Signore, e qualche Reliquia".

da G. B. Pacichelli Il regno di Napoli in prospettiva Napoli 1703

Ci desinò l’Abate e Quel che passava il Convento sono solo due dei testi di un’ampia bibliografia disponibile che, documentando, ci informano in maniera precisa sulla cultura alimentare conventuale; alla luce di queste informazioni viene l’idea di mostrare, per la prima volta in modo organico, il panorama dei prodotti alimentari, oggetti di artigianato artistico e la produzione editoriale dei Conventi che rappresentano un importante momento, anche economico, per il sostentamento delle comunità interne ed esterne ai Monasteri.
Degustando i prodotti avremo anche la conferma della bontà, frutto di una attenta e meditata preparazione che mantiene tutto il sapore della tradizione.
I corridoi che circondano i chiostri, il refettorio e la cucina, sono i luoghi ideali dove, con un layout idoneo sarà possibile dare vita al progetto espositivo che ha tutte le caratteristiche per diventare un’ evento gastronomico rivoluzionario: all’interno della manifestazione saranno preparate le ricette di ANGELI e CHEF IN CUCINA e VINO AL CONFINE COL DIVINO.
Insomma, cibi, strumenti e conoscenza per la salute del Corpo e dell’Anima.

Antonio Nobile

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