Bastardi senza gloria

Mentre in Italia stiamo ancora per gustare quello che è definito il capolavoro di Tornatore, mentre stiamo a riflettere sul “Grande sogno” di Placido, sul grande schermo irrompe il genio di Tarantino con “Bastardi senza gloria”

Questa volta Quentin fa sul serio: la 2° guerra mondiale. Un classico del cinema americano. Ma raccontato da Tarantino, cioè a modo suo.

Western all’italiana, melodramma, comicità, pulp… i soliti elementi che non possono mancare nei suoi film. Ma con una differenza.
In genere questi elementi sono usati non tanto per fare da sfondo alla trama ma per esserne l’oggetto stesso del film. E’ la sostanza della cultura cinematografica di un regista appassionato di western e polizieschi all’italiana.

In altre parole la trama è quasi secondaria nei film di Trantino. L’importante è l’impatto. La violenza allo stato puro, i particolarissimi dialoghi, i personaggi singolari. Sono questi i veri protagonisti. Il resto, compresa la trama, fa da contorno.
L’apoteosi l’abbiamo vista in “Kill Bill”.

Questa volta invece, pare che Tarantino non si limiti a celebrare la sua cultura cinematografica in sé e, se vogliamo, ad autocelebrarsi.
Gli elementi caratteristici tarantiniani, pur marcati e inconfondibili, fanno da sostegno alla storia.
Un gruppo di soldati americani-ebrei che, guidati dal magistrale Brad Pitt, si vendicano contro i nazisti. Una storia che stravolge la realtà, nel racconto si una Storia (con la S maiuscola) che Tarantino narra a modo suo. La vendetta è il protagonista, come quasi in tutti i suoi film.

Gli esperti dicono che “Bastardi senza gloria” sia il prodotto più maturo del cinema di Tarantino; il miglior prodotto dai tempi di “Pulp fiction”.
Insomma gli appassionati di pulp e di Quentin devono correre nelle sale…


Commenti da Facebook

1 Commmento

  1. vince_ditaranto

    Sicuramente lo andrò a vedere. Da appassionato di cinema e fan di Tarantino non mancherò “in poltroncina”.
    A proposito di cinema, vorrei porre alla vostra attenzione il nuovo pallosissimo film di Margherita Buy……”Lo spazio bianco” tipica espressione di un cinema italiano asfittico, privo di idee, banale, spocchiosamente sentimentale, con attori sempre uguali a loro stessi. Mi chiedo quando si tornerà ai fasti del passato, quando insegnavamo l’arte della macchina da presa agli americani, quando l’Italia sfornava una vastità di generi davvero straordinaria.
    Non so se mancano registi e produttori fantasiosi o davvero i famosi finanziamenti statali vanno solo verso alcune direzioni. Direzioni molto simil “fiction”.

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