Si torna a parlare di “doppio Stato”

Il primo rilancio della cosiddetta teoria del “doppio stato” è venuto dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che, in occasione della commemorazione della strage dei Georgofili (Firenze, 27 maggio 1993, cinque morti) e di altri consimili episodi verificatosi fra il 1992 e il 1994, ha detto che il tutto mirava a “favorire un’entità politica” e che la gestione della strategia della tensione fu subappaltata per l’occasione a Cosa Nostra.

Alle parole di Grasso si sono aggiunte, il 28 maggio, quelle di Walter Veltroni che ha dichiarato a La Repubblica: “Dubbi tremendi su quelle morti. Forse un pezzo dello Stato tradì”, e, il giorno successivo, quelle di Carlo Azeglio Ciampi che allo stesso giornale ha detto: “ Non c’è democrazia senza verità. Questo è il tempo della verità. Chi c’è dietro le stragi del ’92 e ’93? Chi c’è dietro le bombe contro il mio governo di allora? Il Paese ha il diritto di saperlo, per evitare che quella stagione si ripeta…”

Indipendentemente dall’autorevolezza dei personaggi si tratta di parole pesanti, si sarebbe detto una volta, come pietre, ma già oggi gran parte dei grandi giornali non ne parlano più. In compenso il Corrierone si occupa di Mastella che, contro il parere della moglie, vorrebbe partecipare all’Isola dei Famosi e “Il Giornale” informa che Briatore, accusato di evasione fiscale, non “è cattivo” e che sua sola colpa è il fatto che “Non nasconde il lusso e non piace agli intellettuali: ecco perché è diventato vittima del razzismo culturale contro il ricco”.
Non fa finta di nulla, invece, una delle voci del padrone che negli ultimi tempi sembra trovare scarsa considerazione da parte dello stesso padrone, quella di Giuliano Ferrara che scrive su Il Foglio di oggi: “In un paese serio non si convive con il dubbio che il partito del capo del governo abbia avuto origine da una strategia stragista. O si accerta che le cose sono andate a quel modo, e lo si caccia via o lo si rinchiude in galera a seconda del suo grado di coinvolgimento, oppure chi avanza quell’ipotesi senza indizi, senza prove, senza criterio di responsabilità si becca, quale che sia la sua autorevolezza, il disonore sociale, e in più la sanzione penale che tocca ai calunniatori.”
Sono d’accordo sulla questione di fondo che pone, ma centinaia di episodi che hanno a protagonisti gli attuali governanti fanno sospettare che il nostro paese tanto serio non sia.
Non mi piacciono gli allarmismi, ma può ancora, seriamente, considerarsi democratico un paese in cui la magistratura condanna i responsabili della “macelleria messicana” alla caserma Diaz di Genova a 85 anni di carcere mentre il ministro degli interni dichiara, fra l’indifferenza quasi generale, che gli stessi godono della sua piena fiducia e pertanto resteranno al loro posto?


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