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La regione chiusa con un fax



Oggi leggendo l'articolo di Giampaolo Visetti su Repubblica mi si è stretto il cuore. Lo condivido con voi:

La regione chiusa con un fax 

FERRANDINA - La remota Baviera pubblica del Sud chiude con un fax. I manager delle multinazionali, in Valbasento, da mesi non vengono più. Comunicano.

Poche righe, inviate da qualche ufficio lontano, per spiegare che la crisi del mercato Usa, che il crollo delle Borse, che il calo dei fondi pensione. Che la Cina e che l´India, eccetera. Pochi minuti, insomma, per abbassare i basculanti e appiccicare sul cancello l´avviso agli operai: "Da oggi a casa".
Il cuore della nuova recessione italiana, che silenziosamente respinge il Meridione nella povertà del dopoguerra, è sepolto in Basilicata, da qualche parte, tra Ferrandina e Pisticci.

Il "polo della chimica", voluto da Mattei e liquidato da Fanfani, è un deserto di capannoni pericolanti. Sconfinati parcheggi vuoti. Piazzali invasi da erbe seccate. Campi da tennis coperti da muschi e con la rete sfasciata tra i gelsi. Ciminiere spente. I vetri rotti rivelano stabilimenti fermi. Pochi custodi del nulla, abbandonati qui come cani, rossi e rabbiosi per il dolore e per la nostalgia dei loro olivi soffocati, minacciano chiunque si avvicini. Sulle colline di terra smossa sono appoggiati, quasi fossero concime, sacchi bianchi di amianto. Tra le fabbriche, riconvertite nel tempo alla meccanica, o a qualsiasi lavorazione avvelenata, si nascondono le case incompiute per i dirigenti mai trasferiti.
Le occupano famiglie operaie, cassintegrati decennali, neo disoccupati, giovani sposi precari. Si vergognano di vivere su al paese antico. Con "ottocento euri" al mese abitano le stanze di un fallimento, giù nel villaggio nuovo. Sotto le finestre, rivoli aromatici di trielina confluiscono nel letto prosciugato del Basento.
I maschi, troppo vecchi per rifare la valigia, sperano che sotto il cimitero dell´industria assistita si celi la necropoli di una bonifica eterna. Si consegnano all´inquinamento, condanna e salvezza estreme, ostili ai comitati che dopo anni denunciano la morte di centinaia di colleghi intossicati.

Tagliati, in pochi mesi, altri 1300 posti di lavoro. Nessuno si incatena ai macchinari, come un tempo, occupa strade dove non passa che qualche trattore, o fa lo sciopero della fame. Contro chi, se un padrone ignoto si fa chiamare globalizzazione? Michele Sirago, appena licenziato, mostra un passo di Carlo Levi, confinato da Mussolini pochi calanchi più in là: «Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria».

L´indicazione però, mezzo secolo dopo, è chiara. L´industria politica fondata sullo Stato, o aggrappata ai favori di Colombo, crolla. La delocalizzazione straniera in Italia, chiude. La linea dell´economia e della ricerca abbandona i meridioni e si concentra nei nord dell´Occidente. Il lavoro operaio si trasferisce negli Orienti dell´Europa e dell´Asia. La Basilicata, simbolo della parodia clientelare dello sviluppo affidato a catastrofi e ricostruzioni, precipita nel vuoto della rinuncia alla propria vocazione.

«Ci vorrebbe un terremoto ogni dieci anni - dice lo storico Raffaele Giuralongo - perché il Sud ormai produce solo il cemento delle opere pubbliche. La recessione, qui, è una sentenza senza appello: essere l´impresentabile e irraggiungibile retrovia tossica della riconversione verde del Nord».
Non se ne parla, nell´ottimista tivù padanizzata.
Ma nel Paese che inizia a fare i conti con la spietatezza dei propri errori, c´è una terra dispersa già in caduta libera.

La Basilicata, venduta come modello della modernizzazione meridionale, è la regione italiana dove negli ultimi due anni ha chiuso il maggior numero di imprese. Detiene, in percentuale, il record dei posti di lavoro perduti. Segna l´esodo più massiccio di emigrati negli ultimi tre anni e il più drammatico crollo demografico del Sud. È l´unica regione dove sono negativi sia il saldo naturale sia quello migratorio. In pochi mesi hanno perduto il lavoro oltre 7 mila persone, strappando al Piemonte il primato dei giorni in cassa integrazione. In tre anni si è passati da un crescita del 3% ad un recessione dell´1%. In nessun luogo l´indebitamento delle famiglie è esploso del 50%. Le imprese in crisi, da gennaio, sono 152, seimila i lavoratori in mobilità, ottomila i posti a rischio entro la primavera.

La Fiat di Melfi, campione europeo di produttività, ventila per il prossimo anno sei mesi di stop: novemila, con l´indotto, gli operai che intravedono lo spettro dell´impossibilità di pagare il mutuo. Eppure, questa, è la regione più industrializzata del Meridione, quella che ospita lo stabilimento automobilistico più importante, quella dove lo Stato ha effettuato il più grande investimento degli ultimi trent´anni.

Naviga sul giacimento petrolifero di terra più ricco d´Europa, vanta il bacino idrico più generoso del continente, la diga più imponente. Sette distretti industriali, grazie al sisma del 1980, ospitano i gioielli dell´imprenditoria nazionale e straniera. Un tesoro di carburante, gas, acqua e motori, sfumato tra le mani di seicentomila abitanti rimasti poveri. «La Basilicata - dice il sociologo Davide Bubbico - ospita solo filiali, terminal produttivi, catene di montaggio.
Come il resto del Sud, non ha generato imprenditoria, un progetto economico interno.
Si fabbricano voti per la politica, non beni per il mercato.
Non ci sono teste. Per questo la somma esplosiva delle crisi spazza via le aziende con una velocità impressionante. Resta una massa di ricattabili depressi: vittime di un sistema incompatibile con il mondo ridisegnato dal tramonto di un´epoca».

In nessun altro luogo, come in questo follemente sacrificato territorio contadino, si avverte oggi il senso di abbandono disperato che rioccupa le periferie del Paese. I quotidiani locali aprono ogni giorno con il bollettino dei fallimenti e dei processi contro i truffatori di contributi. Da quattro mesi, per un viadotto pericolante, l´autostrada è interrotta prima di Potenza. L´interporto, dopo vent´anni di progetti, non si farà. Tramontato, dopo cinquant´anni di dibattiti, anche l´aeroporto. Trenitalia ha appena annunciato i tagli dei principali collegamento ferroviari.

In molti paesi, nonostante la distribuzione pubblica di computer, non arrivano Adsl, segnale telefonico, metano. I negozi, il pomeriggio, aprono dopo le 17. Le case non si vendono più e nel capoluogo è scoppiata la "guerra del pane" contro i gruppi di acquisto popolare che lo distribuiscono per un euro al chilo.
«Se non fosse per oleodotti, acquedotti e vagoni di rifiuti - dice l´economista Nino D´Agostino - saremmo già isolati. Ci stiamo trasformando in una discarica-serbatoio, popolata da cassintegrati, vecchi, badanti rumene ed emigranti».

Il "distretto del salotto", fuori Matera, è lo specchio dell´ignorato choc dell´economia meridionale. Tre aziende di divani imbottiti, fino a tre anni fa, offrivano lavoro a 14 mila persone ed esportavano in tutto il mondo. Una è fallita, due oscillano tra contributi, ammortizzatori sociali e delocalizzazioni. Restano 3 mila occupati, a casa per settimane.
Stabilimenti e magazzini sono sbarrati. «All´inizio - dice Corrado Asquino, ex dipendente di un´agenzia interinale - lottavamo con il sindacato per avere subito la liquidazione, invece della cassa integrazione. Uscivi dalla fabbrica e ti assumeva il laboratorio a fianco. In sei mesi sono spariti tutti». L´abisso della smobilitazione affiora però nella zona industriale di Potenza.
A Tito Scalo, da settembre, hanno chiuso le multinazionali più importanti. Tre nelle ultime quattro settimane. Americani e tedeschi se ne vanno: riportano il lavoro in patria, o nei Paesi dove la mano d´opera costa meno e i sindacati non esistono.
Centinaia di famiglie non arrivano più nemmeno alla seconda settimana. Le donne, fuori dai supermercati, vengono fermate con la bistecca sfilata dal vassoio e nascosta nel fazzoletto dentro la borsetta. Rimane il veleno nei terreni, su cui tornano greggi a pascolare, il business miserabile delle bonifiche a pagamento. Il Comune ha vietato l´uso dell´acqua per dissetare bestie e campi.
Sul cancello di un´industria abbandonata, un cartello dice "se il destino è contro di noi, peggio per lui". Anche nella "Sinoro", metafora della rapace industrializzazione lucana, rimangono solo i custodi asserragliati. È il più grande stabilimento cinese in Italia. Doveva trasformare l´oro in gioielli. Vent´anni di vita, venti milioni di euro pubblici scomparsi, tre fallimenti, tre nomi cambiati. Mai prodotto un orecchino, solo due corsi di formazione finanziati con 400 mila euro. Sei giorni fa, la grottesca richiesta italiana di risarcimento alla Cina. «Dobbiamo riconoscere - dice Antonio Mario Tamburro, rettore dell´Università della Basilicata - che abbiamo sbagliato tutto. Non è un caso se questa regione e il Meridione si risolvono in un elenco di occasioni perdute. La recessione mondiale travolge prima i territori più fragili, dove l´economia è una finzione. Invece di lamentarci dobbiamo riconoscere che il drenaggio del denaro pubblico non funziona più. E che la società del Sud implode per cinque ragioni: classe dirigente impreparata, industria nata vecchia, prodotti privi di innovazione, infrastrutture inesistenti, vocazione territoriale tradita». Le conseguenze, con la frenata occidentale, sono drammatiche. Nove giovani laureati su dieci lasciano la Basilicata entro sei mesi. Quattro maschi attivi su dieci, negli ultimi tre anni, sono emigrati. Otto immigrati extracomunitari su dieci, spina dorsale di ciò che resta dell´agricoltura, cambiano regione entro un anno. Una fuga senza precedenti, da una terra meravigliosa che si svuota nella distrazione assoluta del Paese. Nel Novecento se ne andavano poveri e analfabeti. Nel Duemila partono ricchi e laureati. Gli emigrati però, per la prima volta, trovano negli immigrati concorrenti più convenienti di loro. Il fallimento si nasconde lontano dalla culla. La stessa corsa all´energia, in Val d´Agri, tradisce più il profilo di uno scippo, che l´opportunità di un riscatto. Tra Viggiano e Sant´Arcangelo scorre l´80% del petrolio italiano, oltre il 10% del fabbisogno nazionale. Le compagnie pagano localmente le royalties più basse del pianeta: 7%, contro il 50% di Paesi arabi e America del Sud. Poche centinaia i posti di lavoro, legati alla manutenzione delle condotte verso Taranto.
Quantità di combustibile estratto e tassi di inquinamento sono affidati al monitoraggio degli stessi produttori. Regione e Comuni impiegano i proventi delle trivellazioni per tappare buchi e comperare consenso. La cassaforte delle risorse naturali italiane, che i paesani chiamano amaramente "Lucania saudita", consumata per riprodurre il sistema del ricatto ai miserabili.
«Milioni di euro - dice l´economista Pietro Simonetti - per sagre, lampioni, convegni e centri per il recupero dell´arpa. Potremmo finanziare lo sviluppo, tagliare i costi locali dell´energia, abbattere i tassi dei mutui, riconvertire le imprese, rifondare un modello economico capace di unire il Meridione attorno alle sue risorse secolari. La politica non ha ancora compreso la dimensione della crisi reale che ci investe: salva l´Alitalia, si rianima sulla Rai, e non vede che il Sud è sull´orlo di una rabbiosa mobilitazione di massa».
Anche Melfi, epicentro industriale tra Bari e Napoli, per la prima volta trema. Dieci settimane di cassa integrazione, nella Sata - Fiat di Lavello, tra luglio e Natale. I parcheggi riservati ai 5480 operai sono vuoti. Deserti i capannoni delle venti aziende dell´indotto. I piazzali interni traboccano di auto da consegnare. I dipendenti, anche questa settimana, raccolgono olive e castagne, o pigiano l´uva. Nel bar del distributore di benzina si cerca di capire perché, se oggi fallisce una banca a New York, domani saltano gli stipendi a Venosa.
«Eravamo i giapponesi d´Europa - dice Libera Russo, impiegata - un esempio di qualità. Ma se fatica il Nord, alle prese con i tagli europei, difficile che qualcuno salvi questo Sud». Un annunciato effetto a catena. Le imprese lucane, aperte per consumare i fondi pubblici, impiegano solo braccia.
Sono qui perché anno ricevuto soldi, terra, uomini, sicurezza e assenza di diritti. La responsabilità, pur promessa, non è mai arrivata, come la ricerca e il portafoglio. «Il lavoro - dice Antonio Pepe, segretario regionale della Cgil - non si è trasformato in economia, l´industria non è diventata progetto. Per questo, ora che alla politica mancano i soldi per l´assistenza, l´occupazione si estingue». La gente si era illusa di aver compiuto il salto nel consumo. A garantirlo, marchi come Fiat, Barilla, Ferrero, Parmalat, Coca Cola, Panasonic, Natuzzi, Eni, Total, Shell, più le multinazionali della chimica e della meccanica mondiale. Un caso unico, a sud di Bologna. Invece, all´improvviso, il crollo secco che ridona al "Texas italiano" la sua identità di mediterraneo Meridione. «Il rischio - dice il vescovo di Potenza Agostino Superbo in un´assemblea di operai licenziati - è che una generazione senta perduta anche la propria dignità». Un appello estremo, subito ottimizzato in locale rissosità di partito. «Intanto - dice Anna Maria Dubla, presidente di "Ambiente e legalità" - i russi sono pronti a stoccare il gas nei pozzi esauriti della Valbasento e il governo federalista sfila alla Regione anche la competenza sulle concessioni petrolifere. La Basilicata, presa per fame, non può più dire di no. Confonde il futuro, vende anche l´ultima terra, chiude le fabbriche e si prepara ad essere discarica e ciminiera. Solo i disperati possono morire silenziosamente tra i rifiuti, o intossicati: il destino del Sud, che il Paese prontamente riconsegna, svuotato, a se stesso».
Pochi, si salvano. Qualche grande contadino, un pugno di magnifici artigiani, alcuni ineguagliabili pastori, non più di dieci vignaioli d´eccezione, un gruppo di ragazzi e di donne, come la scrittrice Mariolina Venezia, che si ostinano a credere nella cultura e nella natura. Fedele Agata, a 70 anni, a Ferrandina sta costruendo una sella di cuoio "per non perdere una capacità". Il figlio spreme la "maiatica nera" nell´oleificio stretto tra le fabbriche fallite. Rino Botte, rientrato a Barile dopo una vita di gloria a Cremona, è ridisceso nelle cantine dell´Aglianico. Non c´è altro, oltre la "retorica dell´impossibile", di mondiale. Botte invece fa, e se ci pensa si commuove, fino a piangere in pubblico. Pochi esempi, pigri ed eterni, soli. E nessuno che accetti di ascoltare la drammatica lezione dei maestri semplici.

Gradimento

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Punteggio: 7.4, Voti: 9

PIERO La CARONA's picture

Come un dipinto di levi

mamma mia...ho la pelle d'oca...ma  x' siam finiti così?Dove abbiamo sbagliato?

preferisco non pensarci...altrimenti mi vien solo voglia di partire...


RoKKo77's picture

Piero che cadi dalle nuvole?

Piero cadi dalle nuvole?si parla di BASILICATA!REGIONE BASILICATA!VOTATE SIGNORI VOTATEEEEEEEE!BRAVI BRAVI E ANCORA BRAVI A CREDERE AI COMIZI!E VOTATE SEMPRE LIIII!BRAVI


PIERO La CARONA's picture

Rocco...Forse hai ragione

Forse hai ragione, Rocco, cadop proprio dalle nuvole, ma nn perchè io nn sia capace di guardare la realtà per quella che è, ma perchè mi illudo che possa essere diversa. L'articolo ha avuto gli stessi effetti di uno schiaffo che ti sveglia bruscamente da un bel sogno. Lo so, sarò un pazzo ad illudermi, ma nella realtà dei fatti siamo schiavi...siamo UMILI SCHIAVI...l'umiltà ce l'abbiamo stampata sul DNA...schiavi del politico di turno, schiavi dell'azienda che ti fa il gran favore di assumerti, schiavi di una natura che non sappiamo sfruttare senza cadere in nell'illegalità, schiavi dei finanziamenti....e nonostante siamo consapevoli della nostra condizione..continuiamo a tirare avanti, come hanno fatto i nostri nonni e i nostri genitori...siamo la regione + ricca del sud italia, ma siamo troppo ingenui per capirlo. Perchè noi lucani siamo i "buoni" e non abbiamo il senso degli affari dei pugliesi e la furbuzia dei campani.

Spero di aver offeso nessuno....io ritorno a sognare


RoKKo77's picture

Piero io vorrei cominciare a distinguermi!

Piero vorrei cominciare a distinguermi perchè questa realtà è un po scocciante per tutti!Invece di sognare e basta bisogna iniziare a fare qualcosa!e non siamo mai pochi anche se siamo in 2 perchè da 2 potremo diventare 4!e se pensi che la mia sia un utopia ti sbagli perchè in basilicata siamo appena 600000!600000 persone che possono chiudere i rubinetti a tutti!Risorse in Valbasento quasi da regalare alle aziende invece di farle pagare a caro prezzo per poi essere snobbati!risorse quali acqua, riscaldamento, aria, energia elettrica, risorse che devono essere impegnate al servizio della Basilicata per farci risparmiare soldi vivi!creare aziende municipalizzate!offrire questi servizi a costi irrisori alle aziende che vogliono essere attratte dalla Valbasento!cominciare a non dare piu ascolto a chi vuole distruggere il progresso con i soliti discorsi ambientalisti che hanno veramente rovinato tutto!Essere snobbati è grave e noi veniamo considerati davvero dei polli eppure con poco potremo fare tanto! E il poco che ci vuole è solo una cosa!prendere i nostri amministratori regionali a momenti a schiaffi e sbattergli in faccia la realtà e addirittura andare nei palazzi regionali a INSEGNARE LORO COME SI FA PER FAR RIPARTIRE QUESTA REGIONE!perchè a volte mi sembra di avere a che fare con gente con i paraocchi che fa finta di non sapere che quello che io ho citato sopra è l'ABC dello sviluppo!


Cinzia's picture

Continua a dormire, Piero...

Piero,

se l'articolo di Visetti ha avuto l'effetto di uno schiaffo su di te, il tuo cadere dalle nuvole ha l'effetto di una presa per i fondelli per me! Di cosa pensavi che avrebbero parlato i sindaci dei comuni della Valbasento nell'incontro del 7 novembre di cui tu stesso ci hai dato notizia nel tuo post, Crisi occupazionale in Valbasento (cfr. http://www.montescaglioso.net/node/4268 )? Della festa di S. Giuseppe Lavoratore, patrono del quartiere Anic di Pisticci Scalo?

Con tutto il rispetto per Visetti e la pietà per noi, abbiamo abbastanza motivi per piangerci addosso senza che arrivi il buon giornalista di turno a rendere pubblico il nostro cahier de doleance!

Se l'articolo di Visetti è stato uno schiaffo, mettiti seduto, potresti avere un mancamento a guardare questo servizio profeticamente intitolato Lucania Saudita, realizzato da Sky: http://www.sassikult.it/ita/web/news_item.asp?nav=1493.

O credevi veramente nel mito dell'Eldorado lucano?


PIERO La CARONA's picture

mi sono espresso male

Cara Cinzia,

di sicuro mi sono espresso male, perchè le mie parole sono state recepite con quelle di chi ha le banane sugli okki. non avevo nessuna intenzione di ledere la sensibilità delle persone che in quell'area ci lavorano, credimi non avevonessuna intenzione  di prenderti per i fondelli. Quello che cercavo di dire è che la nostra terra è attraversata da ventate e ventate di soldi,ventate che a volte si sono trasformati in veri e propri uragani...il fatto è che dopo gli uraragani è rimasto solo desolazione, famiglie in rovina...e da troppo tempo ormai che si sentono solo chiacchiere...mai una progettazione seria che dia seria prospettiva di sviluppo. di chi sono le colpe?

di tutti...le mie che preferisco continuare ad illudermi della possibilità di cambiamento, della classe politica, e di tutti i lucani che nonostante la miseria se ne restano seduti al bar, sicuri che tanto qualcosa e qualcosa da "strappugliare" la si troverà.Chiamami pure scemo...ma preferisco continuare ad illudermi che qualcosa potrà cambiare...

mi dispiace averti offesa...non era nelle mie intenzioni


Hank's picture

Dati reali & pessimismo

Capisco bene che la fiducia nello sviluppo della regione sia in questo momento molto limitata, e che la situazione sia molto complessa, ma mi sto chiedendo quanto questa sensazione si basi su dati reali.
In particolare, questo articolo non mi sembra ben documentato sui i dati socio-economici. Ne riporto alcuni, per arricchire un po' la discussione (che mi sembra abbastanza pessimista) e per dare, magari, qualche spunto di riflessione.

Allora, alcuni dei dati socio-economici che non sono corretti:
- recessione dell'1%. Non sono dati Istat o Eurostat, il dato definitivo l'avremo nel 2009. 
- occupati: non penso proprio -7000. Il tasso di occupazione cala solo dello 0,7% tra 2006 e 2007. Altre fonti che citano Istat riportano +2751 (Giugno 2008 su Giugno 2007).

Alcuni dati, riferiti all'ultimo periodo disponibile, fonte Istat.
- Saldo migratorio: 2007 +510; 2006 -2039; 2005 -1658; 2004 -239; 2003 +563.
- PIL 2007 (euro procapite per abitante): Basilicata 18.572; Mezzogiorno 17.552; Italia 25.862
- Tasso crescita PIL procapite 2000-2006: Basilicata 21,2; Mezzogiorno 21,1; Italia 19,7
- Tasso occupazione (2007): Basilicata 49,6; Mezzogiorno 46,4; Italia 58,7
- Tasso di disoccupazione (2007): Basilicata 9,5; Mezzogiorno 11,0; Italia 6,1
- Tasso di disoccupazione giovanile (2007): Basilicata 31,4; Mezzogiorno 32,3; Italia 20,3
- Tasso di disoccupazione di lunga durata (2007): Basilicata 5,2; Mezzogiorno 6,0; Italia 2,9
- Indice di povertà regionale (2006): Basilicata 23,0; Mezzogiorno 22,6; Italia 11,1
- Tasso di natalità delle imprese (2005): Basilicata 7,1; Mezzogiorno 8,6; Italia 7,8
- Tasso di scolarizzazione superiore (2007): Basilicata 81,8; Mezzogiorno 70,3; Italia 75,7
- Capacità di esportare (export/PIL, 2006): Basilicata 16,3; Mezzogiorno 10,4; Italia 22,5
- Internet nelle famiglie (2006): Basilicata 36,3; Mezzogiorno 29,4; Italia 35,6
- Banda larga nelle imprese (2007): Basilicata 65,6; Mezzogiorno 69,1; Italia 75,6
- Indice di criminalità (reati minori/1000 abit; 2006): Basilicata 7,0; Mezzogiorno 18,6; Italia 26,9
- Indice di crim. violenta (crimini violenti/10000 ab,2006): Basilicata 11,4; Mezzogiorno 23,3; Italia 20,1
- Produttività del lavoro nelle PMI (2005, migliaia di €): Basilicata 24,4; Mezzogiorno 24,2; Italia 31,5
- Produttività del lavoro in agricoltura (2005, Migliaia di €): Basilicata 21,6; Mezzogiorno 19,3; Italia 22,4

NB Non ho inserito le dinamiche 1995-2006, in alcuni casi molto positive (disoccupazione), in altre (investimenti privati, nascita di imprese, capacità di innovare) abbastanza scoraggianti.
Ci sono altri dati nell'articolo che mi sembrano sbagliati, ma devo perdere un po' di tempo a cercare i dati reali.

Se ci sono dubbi fatemi sapere. Scusate per il papiro.


corvo's picture

Ci si arrampica sugli specchi.

Caro Hank,

non so dove vivi tu ma non devi leggere i dati che ti danno "altri" per leggere la tua regione.

Mi sembra un po "arrampicarsi sugli specchi".

Questo è il classico giochetto che fanno i politici per far sembrar le cose buone o brutte a seconda dei loro scopi. Dietro ad un dato ci sono molti fenomeni da analizzare che molto spesso sfuggono al metodo di valutazione di questi dati. La situazione è chiara a tutti, non credo che tu debba andare a pescare dati insignificanti per rivalutare un sistema lucano che non regge. Non credo assolutissimamente che la visione sia pessimistica. Per me è assolutamente realistica.

I dati che tu riporti devono essere analizzati in dettaglio, altrimenti davvero sembra che la situazione non sia così male.

Ti faccio un esempio: il dato sul flusso migratorio è PALESEMENTE falso. Infatti il criterio di calcolo è la residenza, ma credo tu sappia benissimo che moltissimi che vanno via, lavoro o studio o altro, mica cambiano residenza. Quindi risultano ufficialmente in Basilicata. Infatti un indagine recente, fatta ad hoc sul fenomeno, parla di 2000 giovani all'anno che vanno via.

O anche il discorso della disoccupazione: come vengono contati le tipologie di contratto "atipico" e precario??? Perchè se si contano i socialmente utili, le collaborazioni di pochi mesi al comune o all'ospedale, credo che il dato anche in questo caso è abbastanza farlocco.

Quindi lascia stare i dati e coprendi, tu come altri, che la situazione è drammatica perchè questa presa di coscienza è il primo passo verso una possibile rinascita.

Buona serata

 


Hank's picture

dati reali & diffidenza

Allora, condivido la critica al dato sul flusso migratorio. Proprio per questo ho inserito i dati dal 2003 in poi. Prendiamo come ipotesi che la % di gente che sta fuori e decide di cambiare residenza sia costante nel tempo o che comunque non cambi più di tanto. In questo caso c'è stato un incremento della gente che è andata fuori nel 2005 e 2006, e una riduzione nel 2007. La cosa che mi interessava sottolineare è la dinamica del fenomeno, non la sua portata. Ma su questa cosa si può discutere tranquillamente.

Citi un'indagine recente, ritenendola più affidabile. Benissimo. Probabilmente si riferivano ai dati del 2006 (guarda caso -2000!), visto che il sito istat è stato aggiornato poche settimane fa con i dati demografici del 2007. Puoi verificarlo?

Per la disoccupazione. Un disoccupato è una persona di 15 anni e oltre che (copio/incollo): si dichiara in cerca di lavoro; si dichiara immediatamente disponibile per lavorare (entro due settimane); afferma di aver svolto almeno un'azione di ricerca nei 30 giorni precedenti. I lavori precari sono considerati nel tasso di occupazione, non in quello di disoccupazione. Chi non lavora e non cerca lavoro è invece classificato come inattivo.

La critica che mi fai ("non devi leggere i dati che ti danno altri per leggere la tua regione") potrebbe essere tranquillamente usata contro chi commenta questo articolo, o qualsiasi altro studio, non credi? Ognuno costruisce il proprio database con i dati qualitativi e quantitativi ritenuti più affidabili, per formulare le proprie valutazioni.


corvo's picture

Hank, I dati Istat vanno interpretati.

Ciao Hank,  

quando si parla di dati bisogna stare molto attenti a mio avviso.

Non c'entra l'affidabilità o l'autorevolezza della fonte, ma se si fanno propri dei dati bisogna capire BENE come questi ultimi sono stati ottenuti. Si tratta semplicemente di capire quali sono le ipotesi di base di una raccolta di dati. Tutto qui. Prima di sparare cifre, ti consiglierei di documentarti SU COME sono state raccolte le informazioni. Non è una provocazione, sarebbe interessante capirne i criteri. 

E' risaputo che le analisi ISTAT sono utilissime per tracciare indagini generali della nazione, in quanto sono usati criteri abbastanza comuni ma se si scende in fenomeni particolari di una regione o di una provincia, non sono assolutamente portate in conto tutte le variabili in gioco. Spesso vengono assorbite delle "fredde cifre" depositate, e molte volte non aggiornate, in qualche archivio statale. E' famoso, per la sua assoluta inadeguatezza a leggere la realtà nazionale in tutte le sue identità, il "paniere ISTAT" con cui l'istituto calcola un bel po di cose appioppandole a tutto il territorio nazionale. Vai a leggerti quali sono i beni elencati, che dovrebbero essere beni primari condivisi a livello nazionale, resterai stupito nel vedere molte cose che tu non hai mai acuistato in vita tua (ricorderai il caso del "gorgonzola").

Comunque, non voglio più tediarti con le mie dissertazioni statistiche Eye-wink

Quando ti dicevo che devi essere tu stesso a leggere la tua regione volevo dire soltanto che alcuni macrofenomeni sono di facile lettura senza che guardiamo chissà quali dati. Io sono più che pessimista se penso che siamo la regione forse più ricca d'Italia come materie prime, quasi l'80% del petrolio nazionale viene dalla nostra terra, e questa ricchezza non si vede da nessuna parte.

Ma non devi dar credito a me, fatti qualche conto, sicuramente hai parenti che non sono più a monte per lavoro, o amici che hanno a loro volta parenti e amici che sono fuori. Solo se guardi le tue immediate vicinanze ti rendi conto di quanti non stanno più a casa loro. Ti sembrano situazioni che devono esistere in regioni ricche come la nostra?? Fai qualche indagine su petrolio e acqua e vedrai che in cifre è spaventoso. E' inaccettabile. C'è qualcosa che non va. E nessuna cifra ISTAT può rovesciare queste semplici considerazioni.

Ti saluto. Buona serata.  Grazie per la risposta


lomfra's picture

pessimismo e altro?

Ciao Rocco, mi fà piacere vederti su montenet dalla lontana Manchester.
Tralasciando i dati istat, trovo giusta la tua riflessione, spesso nell' opinione pubblica la condizione percepita è influenzata da molti fattori, su tutti quello mediatico, tanto che in questo periodo è difficile trovare un ottimista in qualsiasi luogo, tantomeno in Basilicata dove la nostra condizione è aggravata da decenni di strutturale depressione.

Con riferimento alle statistiche invece sono in parte daccordo con corvo, spesso i dati Istat sono oggetto di pesanti critiche ed attacchi, aggravata dalla "concorrenza" di molti istituti privati di indagini statistiche che mostrano dati contrastanti con quelli ufficiali, ad esempio metre tu parli di dati Istat o Eurostat, un indagine di Unioncamere e Prometeia mostra che nel periodo gennaio-giugno la produzione manifatturiera ha avuto una flessione del 1,1% che, nelle imprese di piccole dimensioni e in quelle artigiane ha superato ampiamente il 5%, inoltre trend negativi anche su tutti gli altri comparti.

Inoltre sul dato della disoccupazione sappiamo tutti che sono molte i dipendenti di aziende in Cassa Integrazione che non rientrano nella Popolazione Statistica.
Offri però uno spunto interessante, non conoscevo molti di quei dati, e non credevo che avessimo un tasso di criminalità così basso e uno di scolarizzazione superiore alla media nazionale, peccato poi l'emigrazione, quella reale.


ladyprovetta's picture

Che malinconia. la stessa

Che malinconia. la stessa che mi prende quando guardo fuori dal finestrino tornando a casa e vedo la mia terra, le sue distese desolate, i campi sconfinati, le colline scavate come i volti dei vecchi che ancora le popolano.E penso che dovrei tornare, e difenderla e renderla anche solo un pochino migliore.Ma poi mi guardo le mani e vedo che sono vuote, e mi sembrano cosi piccole e mi sembra cosi difficile...


corvo's picture

Non credo ci siano più parole per commentare.

Davvero avvilente.

Non ho più parole per esprimere la desolazione che si prova quando si pensa a tutto questo.

Ti chiedi come siamo potuti arrivare fino a questo punto.

Le risposte?? Ce ne sono poche.

Credo che troppo si sia "dormito" negli ultimi quarant'anni.

Non voglio fare accuse, ma credo che le generazioni precedenti abbiano enormi responsabilità per il "malato terminale" che ci hanno consegnato in eredità.

Non credo di esagerare se affermo che il nostro popolo non ha ancora una coscienza civile comune.

Si segue sempre cecamente l' Azzeccarbugli di turno, come si è sempre fatto e come si continua a fare visto che i figli non cambiano rotta. Si segue pedissequamente i passi dei padri, credendo ancora alle chimere, senza discostarsi minimamente da un percorso già tracciato.

Ma il discorso è davvero troppo lungo. Cadere nel generico è davvero facile.

Chiudo dicendo che mi piacerebbe vedere dei commenti su questo argomento di molti utenti che vedo sempre attivi nel dire la loro e nell'indignarsi per tanti "problemi teorici", ma mancano miseramente nel commentare questa situazione.

Buona giornata

  

 


Wiseman's picture

Lacrime Lucane

consiglio a tutti di vedere il servizio proposto da sky, è stato trasmesso il 16 us a mezzanotte, quindi è abbastanza recente, e soprattutto vi raccomando di seguire bene le conclusioni del giornalista, che a me sembrano molto veritiere, infatti si sostiene che la Basilicata non sia la sola regione a "galleggiare" sul petrolio....

però, le prossime trivellazioni, che saranno fatte sulla costa jonica, come mai solo a Metaponto e Policoro piuttosto che Ginosa Marina o Rocca Imperiale? non aggiungo altro per il momento,aspetto qualche commento dopo che avrete visionato il filmato.

buona giornata a tutti


lomfra's picture

Lucania Saudita

Il servizio di sky è davvero sconcertante, petrolio e gas: valore stimato 50 miliardi di dollari, popolazione 600.000 abitanti (stime in calo nei prossimi 20 anni).

Cifre enormi di cui noi lucani non recepiamo nulla, nessuno sconto sulla benzina, nessun investimento in infrastrutture, nessuna detassazione per favorire lo svilupparsi delle imprese lucane, nessuna collaborazione tra università e settore petrolchimico, NULLA di NULLA.

Perchè la politica lucana non si occupa di questo? Rokko 77 dice, giustamente indignato, che la gente si ostina a votare lì (e con lì penso si riferisca a chi governa questa regione da 60 anni) ma perchè anche l' opposizione del governo di Potenza tace?

 


nemesi's picture

sconforto

caro corvo...purtroppo nn c'è molto da commentare; in realtà non c'è nulla di nuovo! credo che ognuno di noi, nel tempo, si sia fatto un'idea della nosrta terra!

le parole, le immagini, le frasi, i volti dei lucani ahimè non ci dicono nulla di diverso da quello che sappiamo già (se non per le cifre); purtroppo per noi "piccoli" ormai vicini alle scelte di vita per il nostro futuro il comune, la basilicata, il sud sono un libro aperto...ma vuoto!

la frase conclusiva del servizio "lucania saudita" dipinge perfettamente l'attuale situazione...

non penso che ci sia più spazio per l'indignazione; penso che vinca lo sconforto!...e tanta malinconia...


lomfra's picture

a proposito di pessimismo

a proposito di pessimismo, anche tu marima è ovvio che come un pò tutti ti fai prendere dallo sconforto, io invece credo che fin quando ci saranno i giovani, le menti aperte e la forza di volontà le cose si potranno sempre cambiare. Tu dici che per te la nostra regione è un libro vuoto, per me invece è un enorme volume da esplorare, i nostri valori, la nostra natura non antropizzata, la nostra calma, i nostri artisti, il nostro carattere, la nostra storia ( ufficiale ed occulta), la nostra politica sono tutte cose da scoprire, e se tu lo vuoi proprio vedere vuoto allora è il momento che lo si cominci a scrivere.
Wink


Jacobsen's picture

Pugno nello stomaco

Ciao Montenettiani,

l’articolo di Repubblica è ben più che uno schiaffo è un bel pugno nello stomaco. Chiunque ama anche un minimo la propria terra trova difficoltà ad arrivare fino in fondo all'articolotanto è duro.

E’ una situazione desolante che penso che anche i più ben informati e pessimisti non avrebbero minimamente immaginato fino a qualche tempo fa.

Penso che il giornalista in alcuni tratti abbia anche esagerato per rendere quasi romanzesco il racconto. Però non possiamo indignarci davanti al racconto, cercare qualche cifra sbagliata per smentirlo, tacciare il giornalista di razzismo, il senso dell’articolo rimane ed è indiscutibile.

Ignorarlo significherebbe ancora una volta rimane indifferenti, mentre andiamo a fondo.

Capire e rendersi conto della situazione, analizzare le cause e fare critiche ed autocritiche è l’unica possibilità e il primo passo per una risalita.

Due cosa proprio non mi quadrano:

-Come mai abbiamo le royalities più basse del Pianeta Terra?

-Come è questa storia dei russi che vogliono mettere le loro scorie nei pozzi prosciugati della Valbasento? Se ne sapete di più fatelo sapere anche a noi.

Grazie

Ciao


ciffo's picture

Bancarotta Basilicata

Un giornalista con un curriculum di tutto rispetto, in uno speciale sulla nostra regione sul più importante quotidiano nazionale (della stessa area politica del governo lucano) definisce in bancarotta la Basilicata.
Vero?
Secondo me non del tutto. La situazione è gravissima ma per fare un esempio credo che non siamo nelle stesse condizioni di Alitalia... magari siamo come la FIAT di qualche anno fa.
Siamo messi malissimo ma molto meglio di altre regioni perché abbiamo potenzialità che altre regioni del sud sognano. Nonostante tutto inorridisco nel leggere i soliti commenti dei dirigenti lucani che definiscono superficiale l'articolo.
Certo i numeri ISTAT, come riportato da Hank, delineano un quadro a tinte meno fosche ma non vorrei che per l'ennesima volta ci si aggrappi a questi numeri per evitare la presa di coscienza dell'assoluta necessità di un cambio di rotta.
Istat o no, è evidente che stanno chiudendo un sacco di fabbriche, che siamo sempre più isolati, che i controllori si confondono con i controllati, che i fiumi di soldi non hanno portato i risultati che avrebbero potuto, che a breve perderemo i fondi europei, che i nostri cervelli sono in fuga...

Concordo con corvo che se non troviamo almeno l'accordo nel dire che siamo messi male non potremo mai ripartire.
Questo articolo ha ringalluzzito i tifosi di destra come rokko77 che propone come la soluzione di tutti i mali semplicemente il votare dall'altra parte.... fosse così semplice!
Certo l'alternanza dei governi può solo fare bene (questo vale dappertutto) ma se non capiamo che è da noi che deve partire il cambiamento otterremo solo di spostare il fenomeno del clientelismo e dell'assistenzialismo da sinistra a destra.


El Tao's picture

Signoraggio e (N.W.O.) Nuovo Ordine Mondiale

Avete mai  sentito parlare di questo?  o di David Icke ecc..

be.. provate a curiosare su www.Menphis75.com

 


RoKKo77's picture

Ciffo non fare battute stupide!

Felice non fare affatto battute stupide perchè quando si parla di regione basilicata lo dico veramente col sangue agli occhi!non si tratta di destra o sinistra ma di uno schifo che non hai idea e forse per tanti ci voleva l'articolo della repubblica per aprire gli occhi ma per me che la vivo da azienda questa situazione è ben piu grave perchè quando vedi che tutte le aziende con le quali hai condiviso rapporti di lavoro sono scomparse negli ultimi cinque anni è vero che ti viene una rabbia che non hai idea perchè purtroppo devi combattere con la mentalità cosi ottusa di tanta gente che crede ancora che è giusto leccare il c... a sti politici che hanno fatto davvero terra bruciata alla faccia di appena 600000 LUCANI!


Wiseman's picture

terremoto alla regione


Home / Lucania / CON LE DIMISSIONI DI VINCENZO FOLINO SI APRE LA CRISI ALLA REGIONE BASILICATA

CON LE DIMISSIONI DI VINCENZO FOLINO SI APRE LA CRISI ALLA REGIONE BASILICATA

27, Novembre 2008

La notizia circolava sin dalla prima
mattinata e nonostante i tentativi di mediazione e la lettera del
capogruppo del PD Erminio Restaino con la quale si invitava IDV a fare
un passo indietro facendo dimettere il proprio rappresentante nella
Giunta regionale della Basilicata, in tarda serata con l’onestà che lo
contraddistingue l’ass. regionale Vincenzo Folino ha
rassegnato le proprie dimissione con la lettera che di seguito
pubblichiamo inviata al Governatore Vito De Filippo. La mossa di Folino
oltre che di coerenza e di coraggio serve di fatto per aprire la crisi
ed arrivare ad un serio chiarimento tra un centro-sinistra sempre più
scollato e sconquassato. Da settimane il De Filippo bis è paralizzato
nella sua attività amministrativa impegnato con i suoi componenti a
presienzare a manifestazioni di associazioni culturali nate nel giro di
pochi giorni per sancire una disunità in un PD che sembra rompersi
prima del tempo. La polemica tra petali della ex Margherita (Falotico,
De Filippo) che non hanno digerito alcune uscite e dichiarazioni
dell’ex Governatore Bubbico (PD) che accusava di immobilismo e
incapacità l’attuale presidente hanno fatto  saltare la tensione negli
ambienti dell’asse che conta nel PD lucano (Folino-Lacorazza-Bubbico) 
dopo la sortita del capogruppo del senato di IDV Bellisario che ha
finito per indurre Folino a prendere la decisione che appare al momento
senza ritorno. Una crisi che si apre proprio alla vigilia del dibattito
in Consiglio Regionale convocato per martedì prossimo proprio
sull’azione della paralizzata Giunta De Filippo che sembra non essersi
resa conto della gravità del momento e delle tante vertenze aperte in
regione. Alla fine chi rischia più di tutti sono i tanti lavoratori
della aziende lucane in crisi che avevano fino a poche ore fà un loro
attento e astuto difensore nella persona di Vincenzo Folino che ha
sempre condotto con coerenza  battaglie per salvaguardare posti di
lavoro e favorire le scelte meno dolorose anche scagliandosi contro le
controparti e la classe imprenditoriale. Ora con le dimissioni di
Folino ed i chiarimenti necessari che saranno avanzati da più parti si
apre una strada senza ritorno per il povero Governatore Lucano Vito De
Filippo che si è aperto la strada da solo per non essere ricandidato
alle prossime elezioni del 2010. Ma di qui a quanto sarà le giornate
saranno tante ed i problemi per i lucani rischiano di acuirsi. Per cui
alla classe politica lucana tutta di maggioranza e di opposizione si
impone maggiore serietà e rigore la gente vi guarda ed è sempre più
infastidita. Non sono mai stato troppo generoso nei riguardi del PD
lucano ed in particolare di quella parte degli ex Ds che hanno
preferito fare un matrimonio con una parte degli ex
democristiani, senza un serio progetto politico ma solo d’affari per la
gestione delle Istituzioni, ma avverto l’onestà di riconoscere a
Vincenzo Folino serietà e capacità nel saper guidare una transitoria
fase politica nel suo partito e di essersi distinto nella gestione
amministrativa difronte ad una Giunta fin troppo indecisionista.

 

GIANLUIGI LAGUARDIA

 

LA LETTERA DI DIMISSIONI DELL’ASS. FOLINO AL PRESIDENTE DE FILIPPO

Caro Presidente,

 

come un po’ tutti abbiamo
sottolineato più volte nell’ultimo periodo, la crisi dell’apparato
produttivo regionale è fortemente collegata alla crisi dei mercati
finanziari internazionali, oltre che ad una congiuntura economica
sfavorevole che colpisce particolarmente l’economia lucana,
attraversata da processi di sviluppo con produzioni a basso valore
aggiunto, da terminali di catene produttive che sono oggetto di
gigantesche ristrutturazioni e filiere locali da tempo stressate dai
rapporti di cambio e dalla concorrenza dei paesi asiatici. Di questo ho
parlato anche nella recente riunione del Consiglio regionale, cercando
di indicare le azioni messe in atto dal Dipartimento Attività
produttive e dal governo regionale per fronteggiare questa situazione
sempre più difficile.

Le vicende degli ultimi mesi,
però, mi portano a considerare che questa situazione si intreccia
sempre di più con una crisi di progetto, di governo e di coesione della
Basilicata, una Regione che in passato ha saputo fare del proprio
protagonismo sul governo delle risorse naturali una bandiera, e che
oggi, invece, osserva smarrita come proprio intorno a questo tema
sorgano contraddizioni e disagi, più che la consapevolezza dell’utilità
che l’uso sostenibile di queste risorse rappresenta per la collettività.

In questi anni il governo
nazionale ha messo in atto, anche con il mancato finanziamento delle
grandi opere viarie previste dalla cosiddetta legge Obiettivo, un’opera
di marginalizzazione della Basilicata, mentre la nostra Regione ha
raggiunto l’accordo con la Total senza richiamare in maniera stringente
alle proprie responsabilità il governo nazionale, che a differenza di
quanto avvenne dieci anni fa, in occasione dell’accordo con l’Eni, non
ha minimamente contribuito allo sviluppo del nostro territorio con
proprie risorse aggiuntive. Salvo poi prevedere, con gli ultimi
provvedimenti all’esame del Parlamento, la totale estromissione delle
Regioni dalle decisioni in questa materia. Ma questa è storia recente.


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Ho richiamato queste
circostanze perché ritengo che l’attuale momento economico e sociale
richiede una più forte concertazione e convergenza fra le forze sociali
ed imprenditoriali, e fra queste e le istituzioni del territorio. La
crisi richiede scelte strategiche, ma soprattutto autorevolezza e
credibilità. E richiede, in particolare, quella “capacità di governo”
che a giudizio di vasta parte dell’opinione pubblica risulta essere
molto limitata. Purtroppo i governi regionali di questa legislatura
hanno presentato un deficit di determinazione e di qualità di fronte
allo scenario che si veniva delineando, in particolare nella capacità
di costruire un progetto ed una visione nuova della nostra regione,
attraverso una adeguata e più evoluta programmazione regionale.

Ed inoltre, devo
responsabilmente ammetterlo, nell’ultimo periodo non c’è stato il
“cambio di passo” che da più parti era stato auspicato. A questo si
aggiungono l’estrema disarticolazione e la persistente litigiosità del
centrosinistra lucano, che mutuando comportamenti e situazioni del
centrosinistra a livello nazionale finisce per togliere forza e
credibilità anche alle cose buone che il governo regionale ha fatto in
questi mesi.

Ci sono pezzi della politica
che hanno alimentato la confusione e il disorientamento dell’opinione
pubblica lucana, utilizzando fatti e accadimenti di altra natura, e la
concitazione mediatica che ne è scaturita, evitando il confronto
politico limpido nelle sedi deputate ergendosi talvolta, senza averne
titolo, a custodi della morale pubblica. E non si può neanche più
parlare di “fuoco amico”, perché a pagarne le conseguenze, specialmente
in questa crisi, sono la Basilicata e i suoi cittadini.

E’ per tutte queste ragioni che
ritengo necessario, in coscienza, di assumere la mia parte di
responsabilità per l’inadeguatezza dell’azione del governo regionale.
Rassegno pertanto le mie dimissioni dall’incarico di vicepresidente ed
assessore alle Attività produttive.

Lavorerò in Consiglio
regionale, con la dovuta attenzione agli interessi della Basilicata e
dei ceti sociali, a cui mi sento più legato per la mia lunga esperienza
politica.

Vincenzo Folino


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Commenti

6 Rispote to “CON LE DIMISSIONI DI VINCENZO FOLINO SI APRE LA CRISI ALLA REGIONE BASILICATA”

  1. astronik on
    Novembre 27th, 2008 23:01

    Effesss!
    Ora è crisi vera!
    Per la Basilicata la vedo grigia…… La crisi della globalizzazione si farà sentire ancora di più fra i deboli…….

  2. Lorenzo Zolfo on
    Novembre 27th, 2008 23:25

    Chi
    difenderà i poveri lavoratori della Basilicata? Sempre i primi a
    pagare? In questa Regione ricca di petrolio, acqua e risorse naturali?
    Questa crisi possibile dei nostri governanti regionali è segno di lotte
    di potere, di correnti politiche, di combutte nascoste, ma alla gente
    questo interessa poco, interessa le sorti della Regione Basilicata,
    sempre più abbandonata e con tanti lavoratori lasciati in balia della
    crisi del lavoro.
    penso ai tanti soldi che la Regione ha dato alla Fiat che non garantisce più neanche il lavoro quotidiano!
    Che vergogna! Invito la gente lucana ad aprire gli occhi e non credere più a niente.

  3. Alessandro on
    Novembre 27th, 2008 23:34

    Siamo
    una delle regioni più povere d’Italia, abbiamo tante urgenze, ci stanno
    rubando il petrolio, ci mancano le infrastrutture, abbiamo da risolvere
    i problemi che causerà il federalismo, c’è una crisi internazionale dei
    mercati e della finanza unica nella storia e il nostro consiglio
    regionale si prende il lusso di aprire una crisi! Qui ci sarebbe da
    lavorare notte e giorno per risolvere tutti questi problemi e piuttosto
    che assumersi come LUCANI le loro responsabilità fanno le macchiette!

    Non andremo mai da nessuna parte con questa classe dirigente!

  4. vito on
    Novembre 28th, 2008 01:00

    Gianluigi e la sindrome di Stoccolma : e ti pareva che non diventava buono anche Folino !

  5. leonardo di giacomo on
    Novembre 28th, 2008 09:17

    Non meravigliamoci piu’ di tanto se si apre una crisi a livello regionale. I detrattori
    della nostra politica regionale, ben noti a molti,hanno di che
    commentare da oggi in poi,se, anche un’onestissimo lavoratore come
    Vincenzo Folino apre un dibattito serio, a fronte delle tante
    immobilita’ palpabili da tempo ormai nella nostra comunita’ regionale!
    E’ il distinguersi di chi ha prodotto impegno vero,sano, appassionato,
    difronte ad arrivismi politici che nulla vedevano o vedono, nei
    problemi locali e regionali vie alternative,se non l’attaccamento alla
    poltrona, con apparentamenti inconsulsi ed antiproduttivi! E’ questo il
    vero coraggio di chi instancabilmente ha prodotto sforzi insulsi per un
    cambiamento ed un riordinamento delle classi lavoratrici lucane,ormai
    allo sbando,in una crisi senza ritorno! Riflettiamo tutti! Auguri ad un
    uomo genuino,Vincenzo Folino,da cui tanti avremmo bisogno d’imparare!

  6. Algo on
    Novembre 28th, 2008 10:16

    FINALMENTE !!!!!!
    A casa questa classe politica sinistra e “di sinistra” piena di vecchi forchettoni, affaristi e ex.. qualcosa.
    Lucani aprite gli occhi, mandiamo a casa questa classe di raccomandati, impreparati, maneggioni.
    La Basilicata con solo 600.000 abitanti e con risorse minerarie,
    industriali, agricole e ambientali è riuscita a diventare una regione
    povera.
    Vergogna a loro e quanti di noi continuano a votare questi signori
    sperando in un aiuto, nel posto per il figlio e in altre povere miserie
    del genere.
    Serietà, Serietà e serietà, l’unica ricetta per la nostra bella regione.
    P.s. Complimenti al giornalista dell’articolo per lo splendido esempio
    di giornalismo indipendente “in tarda serata con l’onestà che lo
    contraddistingue l’ass. regionale Vincenzo Folino ha rassegnato le
    proprie dimissione “.
    Saluti

domanda: ma una volta, non erano i comandanti gli ultimi ad abbandonare la nave?

 

 

 

 

 



RoKKo77's picture

ITALIA MAGICA: IL PETROLIO PUGLIESE

ITALIA MAGICA: IL PETROLIO PUGLIESE (idrocarburi, petrodollari, federalismo e giochi di prestigio parlamentari) C’era una volta l’Italia del dopoguerra; dai sentimenti puliti, povera ma bella, di De Gasperi e di Mattei, di Peppone e di Don Camillo. Quell’Italia, si mise in testa, sognava, di poter fare cose impensabili in campo imprenditoriale ed industriale; due su tutte: la creazione di un polo siderurgico a Taranto e la concorrenza, nel settore dell’industria degli idrocarburi, ad americani, inglesi e francesi. È accertato, ormai, che Mattei, in particolare per le sue note e strane idee sulle royalties e per la sua idea di strizzare l’occhio al movimento indipendentista algerino, per quel sogno ci rimise l’osso del collo. Ad ogni modo, per quell’Italia dalla voglia di fare e di crescere, le “quote di prodotto” ovvero le royalties valevano, sul territorio nazionale, dal 2,50% fino al 22%, in rapporto alle quantità giornaliere estratte, in virtù suppongo di due obiettivi: incentivare la ricerca nel territorio italiano, ritenuto carente di grossi giacimenti, e rispettare il criterio della progressività sancito dalla Costituzione. Ad un certo punto, si trovò un sacco di metano in valbasento, in Basilicata, ma anche, se non ricordo male, dalle parti di Gela in Sicilia, ed alla fine, passò l’idea di utilizzare quelle risorse per far decollare dei poli industriali in loco. Idea, questa, contrapposta, per quanto riguarda la Basilicata, a quella di convogliare il metano “in Puglia”, a “Taranto”, città per la quale si prospettava uno sviluppo industriale grandioso, a scapito della sua valorizzazione quale polo turistico quasi senza eguali nel Mediterraneo. Trovato il metano e compiuta la scelta “localistica” del suo impiego, probabilmente si pose il problema del finanziamento e degli investimenti industriali; forse fu per questo che si stimò di fare un grosso regalo, con l’unificazione, al ribasso, delle tariffe, all’E.N.I. di Mattei, peraltro, come si sa, assai attento alle necessità della politica e dei partiti: nel 1967, il Parlamento italiano sancì che il valore delle royalties dovesse essere del 9% per gli idrocarburi estratti in terraferma e per quelli estratti in mare dell’8% e del 4%, rispettivamente, per gli idrocarburi liquidi e per quelli gassosi. Il peccatuccio, in verità, non appare assai grave: in fondo, il percettore unico delle quote di prodotto, all’epoca, era lo Stato, mentre l’E.N.I. non era altro che un suo attivo braccio operativo, assai rappresentativo anche in politica estera. Poi, i pozzi di valbasento si esaurirono e, con essi, si esaurì anche, in gran parte, il sogno industriale lucano, incentrato com’era sulla “chimica”. Nel frattempo, negli anni ’70 (1972 e 1977), si ebbe in Italia un grande cambiamento nell’organizzazione istituzionale: nacquero le Regioni, a cui si pensò anche di assegnare potestà legislativa in talune materie; si moltiplicarono a dismisura i centri di potere politico-amministrativo, la relativa classe politico-amministrativa (i cui meccanismi di selezione, per ovvietà di cose, risultarono molto affievoliti) e, con essi, le centrali di spesa pubblica ed i corrispondenti apparati (fattori questi di gran peso, ancorché taciuti, della successiva decuplicazione del debito pubblico italiano nel corso degli anni ’80). Nel tempo, altresì, si è andata sempre più accentuando un’idea federalista dell’organizzazione istituzionale italiana, a scapito di quell’idea virtuosa di decentramento dei poteri che fu già cara, nel ’48, ai Padri costituenti. Approdiamo, così, agli albori degli anni ’90. In Basilicata si comincia a sentir odore (o puzza, a seconda delle particolari sensibilità olfattive) di PETROLIO! A mano a mano che si approfondisce la ricerca, l’odore, o la puzza, aumenta! Qui di petrolio se ne trova veramente tanto! Quantità inimmaginabili! Qualcuno si sarà chiesto: COME LA METTIAMO ADESSO COL FEDERALISMO? Possono solo 600 mila pidocchiosi cittadini lucani beneficiare, “federalisticamente” e da soli, di una ricchezza così grande? Ma vuoi vedere che questi smettono la coppola per turbante? (Domanda retorica quest’ultima: un mio carissimo amico sindaco ebbe a dichiararmi, senza tentennamenti, che lui optava per il cappello texano!). Ecco, dunque, che, indossato il cappello pensatore e fatti due calcoli, nel 1996 (Decreto Legislativo 25 novembre 1996, n. 625) vien fuori la risposta: a) Prima di tutto, alle royalties, bisogna dare una bella sforbiciata, diciamo di un bel 22%, dal 9% al 7%, altrimenti quelle poveracce di multinazionali che ci lavorano sopra rischiano di fallire… b) Poi bisogna statuire che un terzo di quella immensa ricchezza deve appartenere alla Stato italiano (quale primo ed eroico esempio di sussidiarietà, mutualità e solidarietà nazionale), insieme ovviamente a gran parte degli introiti derivanti dalla tassazione degli utili d’impresa, dall’I.V.A. dalle accise, ecc. c) il 15%, poi, si deve corrispondere ai comuni interessati (quali? quelli soli interessati dalle mere attività estrattive? Tutti quelli interessati dal generale processo produttivo (estrazione, trasporto, veicolamento, stoccaggio, lavorazione e trasformazione)? La regione Basilicata ha deciso per i primi. d) Il 55%, infine, alle Regioni interessate. Come sarebbe a dire alle regioni interessate? Dico tra me e me, il petrolio non si trova in Basilicata? Le trivelle, i pozzi, l’attività estrattiva non insistono in territorio lucano? Si, ma, in primo luogo, la legge ha valenza generale e non viene fatta solo perché si è trovato un mare di petrolio in Basilicata (di questa mia tendenza a pensar male, mi vergogno un po’, giuro!), eppoi il petrolio lucano, passando per il territorio di diversi altri comuni, viene veicolato a Taranto, dove viene stoccato, lavorato e trasformato…, e quindi, il petrolio lucano, via via, acquista connotati, per una certa parte, anche pugliesi! Tarantini? No, pugliesi! Il principio, d’altronde, è semplice: che valore avrebbero gli idrocarburi lucani senza che mamma Puglia non li stoccasse e lavorasse? A Taranto piuttosto che a Bari, che differenza fa? Beata regione Puglia! Dev’essere bello riscuotere le royalties sul petrolio iracheno, libico, algerino, lavorato nelle raffinerie tarantine! Ma no, ma no! Mica i mediorientali e i nordafricani sono cafoni come i basilischi?! Eppoi, mia madre mi ha sempre insegnato che “le bocche son sorelle”! Sono o no la Basilicata e la Puglia regioni sorelle, ancorché federate? Certo che si! E vabbè che un’utile tratta ferroviaria (Metaponto – Matera – Foggia), in predicato già dai tempi miserandi del fascismo, non s’è mai realizzata per l’ostracismo professato dai parlamentari pugliesi, ma vogliamo serbar rancore? Che siamo bambini? Anzi, son così sorelle che le percentuali stabilite per gli idrocarburi estratti in terraferma non dovettero apparire equilibrate agli occhi del legislatore del ’96; occorreva pertanto fare qualcosa di ulteriore… stabilire qualche correttivo, inventarsi qualche gioco di prestigio… Ah se ci fosse un Mandrake in parlamento, o qualcuno che vagamente gli assomigliasse…, non tanto nei connotati fisici: capello brizzolato, viso affilato, occhi vivaci, intelligenti, penetranti, baffetto sottile, alla francese…, ma, piuttosto, nella capacità di inventiva, nei colpi di genio e, soprattutto, … nei giochi di prestigio! Il prestigiatore, per miracolo, si dev’essere materializzato; ne è prova il secondo comma dell’art. 22 del citato decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, che così recita: “Nel caso di giacimenti antistanti la costa di due regioni, la quota di spettanza regionale e' ripartita nella misura del 50% alla regione ove ha sede l'eventuale centrale di trattamento, e per la restante parte in modo proporzionale al numero di piattaforme fisse e strutture fisse assimilabili installate nel mare ad esse adiacente e in base alla situazione esistente al 31 dicembre dell'anno cui si riferiscono le aliquote.”; sarebbe a dire che, ove interpretato nonchè applicato alla luce della razio normativa introdotta dalla legge stessa (vedi art. vedi art. 20, secondo comma), se la regione Basilicata (si noti: regione Basilicata e non regione Puglia) desse il proprio assenso all’impianto di piattaforme estrattive al largo della propria costa jonica (Metaponto-Bernalda, Pisticci, Scanzano Jonico, Policoro, ecc.), dove si sa con certezza dell’insistenza di golosi giacimenti, una quota NON INFERIORE al 50% (diconsi CINQUANTAPERCENTO!!!) della quota regionale (a sua volta pari al 55% della quota totale) delle relative royalties sarebbero destinate alla Regione Puglia, salvo che non si ritenga di ricorrere al parere della Commissione di cui al comma 3° dello stesso art. 22 D.Lgs. 625/’96! Alla regione Basilicata andrebbe una quota da determinarsi, lo Stato beneficerebbe del 45% delle quote di prodotto totali pagate. Ecco, dunque, elevata, ope legis, la Puglia a regione petrolifera! Ecco snidato il petrolio pugliese! Non è questa una vera “mandrakata”? un colpo di prestigio da maestri? D'altronde, quando il petrolio finirà, così come è finito il metano di Pisticci e Ferrandina, quegli spocchiosi dei Basilischi potranno sempre organizzare un mucchio di percorsi guidati tra i musei della “passata civiltà del petrolio”; a bonifiche del territorio effettuate, s’intende. Per intanto, fra tanta sbandierata o ventilata ricchezza, pare che la popolazione lucana sia in fase di decremento… Non avrà ragione il mio caro ed esagitato amico “Tonino”, elaboratore funambolico di apocalittiche teorie e pianificazioni paracriminali che vedrebbero volutamente svuotata la Basilicata dei propri residui abitanti, al fine di potervi insediare, senza resistenza alcuna, discariche di ogni tipo (nucleari, speciali, ecc,) e di poter disporre senza colpo ferire delle sue ricchezze? Non voglio crederci, ma comincio, viceversa, a credere nella negatività di un destino crudele… e, parafrasando un vecchio detto, un po’ cafone ma assai efficace, comincio seriamente a temere che “quando, in Basilicata, la merda acquisterà valore, gli ultimi lucani nasceranno senza culo!”. Nunzio Dibiase

http://www.circolopoliticopitagora.it


Cristoforo Magistro's picture

Com'è la storia?

Ogni volta che la grande stampa si occupa della Basilicata provo sensazioni contrastanti di piacere, per l’attenzione che la regione suscita, e d’irritazione per la superficialità con cui, a mio parere, è spesso presentata.
D’altra parte devo anche dire che man mano che accumulo conoscenze sul suo passato aumenta la mia confusione sul suo presente. Lo si noterà anche dalle considerazioni piuttosto ondivaghe e interlocutorie che cercherò qui di sviluppare.
L’articolo di Visetti per “Repubblica” fornisce un quadro indubbiamente impressionante nei suoi riferimenti di lungo periodo al fallimento dell’industrializzazione assistita nella regione e agli effetti micidiali provocati sul poco che di tale industria rimane dalla crisi in atto. Una crisi reale, dalle dimensioni ancora imprevedibili e resistente alle cure finora somministrate, e tuttavia anche – comincia ad ammetterlo persino qualche consigliere d’amministrazione – presa a pretesto da qualcuno per avere aiuti di stato e mani libere nel licenziare.
E’ comprensibile che in un clima del genere la crisi sia “usata” soprattutto in territori come il nostro e che i matrimoni di convenienza che si erano finora celebrati fra industrie e regione siano sciolti unilateralmente e brutalmente. Forse su questo sindacato e autorità politiche dovrebbero spendersi ad occhi spalancati, ma non deve essere facile spuntarla con controparti come la Fiat e le imprese petrolifere.
Se è vero, come dice Visetti, che molti dipendenti delle industrie lucane sono stati messi in cassa integrazione, ho qualche dubbio sul fatto che siano più dei cassintegrati in Piemonte. Non ne ho invece nessuno sul fatto che il disagio cui vanno incontro sia notevolmente minore dei loro colleghi piemontesi o lombardi poiché gli ottocento “euri” al mese della Lucania valgono qualcosa in più che in Piemonte in termini di potere d’acquisto. Forse un 30% per generi alimentari e un 40% in più per affitto, riscaldamento e trasp