Propaganda: il fascino della politica.

In questi ultimi giorni mi sono posto un interrogativo abbastanza singolare che potrà sembrare banale, ma che potrebbe essere interessante analizzare: chi sono le persone che godono di credibilità? Come la si guadagna?

Sicuramente il discorso puramente sociologico che analizza il fenomeno nell’ambito dei rapporti personali tra semplici individui non è affrontabile in 4 righe, nè sarei capace di farlo in quanto non è il mio campo. La mia riflessione è una semplice constatazione invece di come nella vita sociale e politica il concetto di credibilità si discosta nettamente dai canoni che essa ha nei normali rapporti.

Di chi ci fidiamo nella vita di tutti i giorni? Certamente di chi ci vuole bene, di un familiare o di un amico o comunque di chi non abbiamo bisogno di pesare ogni volta che parla in quanto abbiamo una fiducia di fondo. Subito dopo (a volte anche prima) questa ristretta cerchia di persone chi c’è? Ci sono loro, i personaggi per eccellenza, le star di questa italietta piccola piccola, i leader autonominati di movimenti inesistenti, i possessori della verità, insomma coloro che, in contrasto con il meccanismo che regola da millenni il grado di credibilità che si è capaci di suscitare, sono diventati le uniche persone credibili.

Forse ciò si spiega con il fatto che sono letteralmente SEMPRE in televisione quindi nelle case degli italiani quindi sono in famiglia (ci ricolleghiamo al discorso iniziale dei parenti come le prime persone di cui ci fidiamo), fatto sta che questo esercito di "servitori dello Stato", come loro amano definirsi, orami da anni instilla nelle teste della gente quello che deve pensare.

Voi mi direte di aver scoperto l’acqua calda, ma in realtà se ci pensate bene non si riesce a capire perchè non c’è scienziato ne economista ne giornalista ne esperto ne professore universitario ne magistrato ne professionista che riesca ad avere le meglio sull’opinione (beh….espressione un po forte) del politico di turno.

Entrare nella parte è apparentemente semplice; giacca e cravatta, aspetto curato e rassicurante da buon padre di famiglia, piglio deciso e soprattutto ripetere sino alla nausea gli stessi concetti e le stesse frasi "chiave". Non importa se siano vere o false o parzialmente vere o parzialmente false, l’importante è che servano alla causa: la propaganda. Parole e concetti che entrano nel nostro argomentare senza che ce ne accorgiamo e senza che ne conosciamo il vero significato: tutti parlano di lodo, echeggiano espressioni come "macelleria sociale", scudo per la democrazia. Ma in tutto ciò le parole NON conservano il loro significato e vengono piegate anch’esse all’occorrenza. Molto interessante qualche sera fa una puntata de "L’infedele"  che parlava proprio dell’importanza del linguaggio nella vita pubblica; del fatto che i politicanti (chiamarli politici offenderebbe De Gasperi) hanno creato quasi una neo-lingua, un sottile strato lessicale che nasconde il vero e aberrante significato delle cose che fanno e che andrebbero chiamate con ben altri nomi. 

Questo fenomeno di "credibilità" a prescindere avviene anche nell’ambito del paese se ci pensate bene. Se qualcuno "si mette" in politica aumenta il suo grado di credibilità pubblica in men che non si dica, anche se fino a poco fa era uno fra tanti magari anche mezzo fallito. Non servono lauree, impegno civile, grado culturale o riconosciute capacità, basta indossare la casacca. E’ davvero curioso questo fenomeno che rende automaticamente affascinante il politicante, capovolge i valori e annebbia le menti.

Si parla ad esempio di architettura? Si crede al politico, che parla CERTAMENTE per interesse, e non a una schiera di 20 architetti che da anni sono affermati professionisti. Potrei continuare con mille esempi in cui l’opinione di questi signori viene accettata nonostante dovrebbero contare come gli altri, al massimo……anche se è stato più volte dimostrato che in media la classe politica ha un livello culturale molto più basso di quello che esprime la società civile.

Come non parlare quindi di informazione. Una grossa percentuale di italiani si (dis)informa dai telegiornali nazionali: puntualmente i tg sono presi d’assalto dai politicanti che ci vengono propinati in un continuo commento dei (mis)fatti che ogni girono avvengono. Ma noi li conosciamo questi Fatti? E quandomai!! Pensateci bene, noi conosciamo i commenti ai fatti. Il commento di Capezzone piuttosto che della Finocchiaro, ma qual’era il fatto? Solo slogan, solo propaganda.

Ultimamente sto ringraziando l’avvento del digitale terrestre, non perchè sia un effettivo vantaggio (si investe in una tecnologia vecchia e non nella "banda larga" solo perchè ci sono i soliti noti che guadagnano) ma perchè mi ha regalato la visione di un canale Rai molto all’avanguardia: RAI News. Il modello è quello di SKy Tg24, flusso continuo di notizie e approfondimenti da tuttol il mondo: ma soprattutto Notizie con N maiuscola senza nessun commento dei nostri amati "servitori dello stato". Per chi non lo riceve ancora si può guardare anche in rete: provate, il senso di liberazione è senza precedenti. Stessa cosa dicasi per il TG di Mentana su La7. Ripartire dalle notizie sta dando i suoi frutti. 

Direi che è giunta l’ora di ripartire dalla conoscienza piuttosto che dalle ideologie. Solo dopo aver preso pieno possesso della realtà possiamo approcciare un discorso ideologico e confrontarci con esso. Senza la conoscienza siamo dei contenitori vuoti, delle bandiere al vento, persone approssimative senza argomentazione solo capaci di urlare e di parlare "con la pancia". 

Non dimentichiamo che quando l’Informazione lascia spazio alla Propaganda il libero volere popolare che viene fuori dalle urne non è poi così libero.  

 


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