Editoriale Basilicata24 Il nuovo Feudalesimo lucano e i servi della gleba

Esiste un nuovo Feudalesimo in molti territori del Paese, resuscitato da una politica scellerata del consenso che ha provocato crisi e dolore tra la gente. Il nuovo Feudalesimo lucano è la forma di governo della Basilicata, per la quale il re o l’imperatore o un grande proprietario di voti (oligarchia), organizza il lavoro dei suoi sudditi (servi della gleba soprattutto) attraverso una gerarchia di persone (vassalli) che vengono compensate non mediante denaro ma attraverso la concessione di incarichi, prebende, cariche politiche (beneficio). Quando col decadere dell’autorità democratica, il beneficio da vitalizio diventa ereditario, e al godimento delle rendite dei voti si aggiunge l’esenzione da ogni forma di vita sacrificata (immunità) e il diritto di esercitare pubbliche funzioni (giurisdizione) si ha il feudo vero e proprio. L’atto con cui il sovrano dà in investitura un feudo, è detto omaggio, in quanto il vassallo gli giura fedeltà, sottoponendosi a determinati obblighi, primo fra tutti il dovere dell’obbedienza. Il voto, mezzo principale di produzione feudale, è di proprietà dei feudatari. Il consenso viene suddiviso dal nobile in pacchetti dati in uso perpetuo ai singoli vassalli, i quali dispongono di tutti i mezzi necessari per mantenerlo. E’ questo il metodo attraverso il quale si distribuiscono incarichi negli enti regionali e sub regionali. Gli uomini di mezzo, ovvero i valvassori, sono compensati con incarichi più tecnici. I valvassini si sporcano le mani con i servi della gleba mediando favori e distribuendo pagnotte.

La società feudale lucana, si presenta sotto l’aspetto di una grande piramide con al vertice il re, al centro i feudatari e alla base i servi della gleba. La classe dei feudatari possiede i voti in proprietà ed esercita il comando politico-militare, sostituendosi alle funzioni delle istituzioni. Il nobile amministra la giustizia per tutti , obbliga i cittadini a servirsi dei suoi favori e delle sue raccomandazioni, vietando qualunque forma di concorrenza e di libera partecipazione nell’arena economica; impone oboli sull’attività politiche, pedaggi sulle carriere; esige prestazioni di lavoro e sottomissioni di ogni genere. In queste condizioni il ricambio sociale e politico, l’ascesa di gruppi sociali e di individui è assai difficile e lenta. Fanno eccezione i funzionari dipendenti dal signore, addetti alle gestione dei domini, all’amministrazione della giustizia, all’ordine pubblico, al reclutamento. Questi assumono un’importanza strategica nel sistema feudale lucano. Sono esperti di reclutamento, maestri nella mediazione tra le istanze dei servi della gleba e le necessità dei nobili proprietari del consenso.

In Basilicata mutano i rapporti tra individuo e società: i rapporti tra cittadini e istituzioni sono sostituiti da quelli interpersonali. Muta anche il concetto di diritto: alla legge scritta, uguale per tutti, si sostituisce a volte una nozione di diritto che varia a seconda delle persone, dei luoghi e che si fonda sulle consuetudini locali.

La Signoria petrolifera assume un ruolo fondamentale nell’economia e nei rapporti di produzione all’interno della società neo feudale lucana. I signori del petrolio sono proprietari di decine di palmenti ricchi di oro nero, di quasi tutti i trappeti di gas e delle aie destinate allo smaltimento delle immondizie. La ricchezza accumulata fa di loro una grande potenza capace di influenzare le decisione dell’oligarchia che governa il territorio. I servi della gleba, i contadini, sono costretti a subire le loro angherie e non possono contare sulla protezione di alcuno.

L’innovazione continua, il futuro è in corso.

Michele Finizio (Basilicata24)


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