L’attentatrice, Yasmina Khadra. Mondadori, 2006

[img_assist|nid=1534|title=|desc=|link=none|align=left|width=68|height=100]Yasmina Khadra è uno pseudonimo. Lo scrittore, Mohammed Moulessehoul, algerino, usa il nome della propria moglie per firmare questo incredibile romanzo. Amin Jaafari è un chirurgo stimato, arabo ma naturalizzato israeliano, un esempio di integrazione sofferta, ma riuscita. Un giorno si trova a dover soccorrere le vittime di un attentato kamikaze in un fast food di Tel Aviv. Quel giorno la sua vita cambia, le sue certezze crollano quando scopre che sua moglie è tra le vittime della strage ed il suo corpo mostra inequivocabili ferite che la identificano come l’autrice del massacro. Ambientato in un paese insanguinato da anni, nel quale ogni illusione di conciliazione è destinata ad infrangersi contro la ferocia dell’odio razziale e della guerra civile, L’attentatrice è una dura condanna della segregazione, della violenza, delle manipolazioni di massa, dell’intransigenza, del pregiudizio. Non ci sono sconti per nessuno; mai il protagonista si schiera da una parte o dall’altra. Non ci sono buoni né cattivi, solo uomini che hanno perso l’anima in una guerra senza fine.
Amin cerca di capire perché Sihem, la donna della sua vita, colta, intelligente, emancipata, abbia scelto di farsi veicolo di distruzione contro il genere umano. Vaga per città infestate dal sospetto, sotto i fucili dei cecchini pronti a sparare; entra in moschee in cui sciami umani si prostrano in adorazione alla vista di un carismatico sceicco; cerca in tutti i modi delle risposte che non arrivano mai semplicemente perché non c’è risposta razionale, umana che possa giustificare il disprezzo per la vita umana. Amin si ritrova solo e nella sua solitudine c’è il destino di due popoli che non conosceranno mai la pace.
“Ancora oggi, divisa tra un orgasmo da odalisca e un ritegno da santa, Gerusalemme ha sete di ebbrezza e spasimanti, e vive malissimo la cagnara dei suoi figli, sperando contro venti e maree che una schiarita liberi le menti dal loro oscuro tormento. Di volta in volta Olimpo e ghetto, ninfa Egeria e concubina, tempio e arena, soffre di non poter ispirare i poeti senza che le passioni degenerino e, con la morte nel cuore, si sfalda a seconda degli umori come si frangono le sue preghiere nella bestemmia dei cannoni…” (Yasmina Khadra, L’attentatrice)


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3 Commenti

    1. Cinzia

      Michela,
      sono sicura che non mancherà occasione per vederci e scambiarci consigli su letture interessanti.
      Il libro te lo passo volentieri…
      Anzi, ti dirò di più… Il tuo post ha risvegliato in me un’idea concepita qualche tempo fa: perchè non organizziamo degli incontri di bookcrossing?
      Pensaci… Potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante…
      Cinzia

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