mercoledì 21 Ottobre 2020

I tuoni di Monte Cupo 3

Brano tratto dal Capitolo 2 – Casa Giudice

Rocco è il maggiore dei figli, ha pressappoco ventiquattro anni ed è ormai in età per sposarsi, ma non sembra mostrare una grande fretta. È un bel giovanottone di statura alta, carattere allegro, solo un po’ rissoso.

   I suoi amici sono tutti sposati e lo prendono in giro perché loro la sera possono fruire dei trattamenti coniugali delle giovani mogli mentre lui, dicono loro, deve arrangiarsi da solo. In verità Rocco è un tipo che piace alle donne del paese. Sono molte le ragazze che lo sposerebbero volentieri. Qualcuna di loro si concede sperando di poter indurre l’amato al matrimonio ma Rocco non è tipo che casca facilmente nelle trappole femminili.

   Lucia Falasca è una ragazza di ventun anni. Bella di una bellezza selvaggia e spavalda e i lineamenti del viso decisi come il suo carattere. Grandi occhi scuri e capelli ricci e neri come l’inferno. In passato aveva rifiutato numerosi pretendenti perché ritenuti ingenui contadinotti ignoranti. Ora comincia a preoccuparsi e teme di restare zitella come le rimprovera spesso la madre. Da qualche tempo ha messo gli occhi addosso a Rocco, che ritiene l’unico in paese degno di lei. Ha deciso di farsi sposare da lui.

   I due si sono già visti qualche volta ma Rocco le ha manifestato la disponibilità solo per qualche frugale incontro clandestino. Niente di più. La ragazza, che invece ha progetti più impegnativi, chiede aiuto a Ngischella “a’ Zignara”, una vecchia che si era meritato l’appellativo perché da giovane era scappata al seguito di una carovana di zingari. Tornata in paese, aveva pensato bene di sfruttare il suo passato spacciandosi per fattucchiera.

   «Donna Ngischella, mi serve una fattura d’amore» le dice Lucia.

   «Mal d’cor Lucia s’ne mor». La donna aveva imparato a esprimersi in rima pensando così di far colpo sui suoi clienti. In realtà erano sempre le stesse frasi che adattava per l’occasione. «Il tuo amato è nu farfallon o è nu figl e n’drocchiet?» chiede la vecchia per individuare la strategia adeguata.

   «Nu figl e n’drocchiet, ma di che maniera» le risponde Lucia senza esitazione.

   «Allora qui ci vuole il beverone. La fattura col pupazzo non gli farà niente. Passa domani che te lo faccio trovare pronto. Poi ti spiego come funziona».

   L’indomani Lucia è dalla vecchia.

   «Lucia ven e va d’a cummar perché s’ vol maritar. Tieni questa ampolla fino a quando ti viene il mese». Porge a Lucia una piccola ampolla contenente qualche goccia di un liquido nerastro. «Stai attenta a prendere le prime gocce di sangue, mettine cinque e poi tienila sulla finestra per otto notti alla luce della luna».

   «E se non c’è la luna?» chiede Lucia.

   «Tu sei un’ignorante. Anche se non si vede la luna c’è sempre, ma stai attenta. Versa la pozione in un bicchiere di vino e fagliela bere dopo che avete fatto l’amore… Lo fate l’amore?» chiede la vecchia con morbosa e malinconica curiosità.

   «Donna Ngischella, mo’ vuoi sapere troppo. Dammi sta boccettina che ci penso io». (Continua)


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