I tuoni di Monte Cupo 9

Scusate, preso com’ero dalla presentazione del mio ultimo libo, ho trascurato la pubblicazione dei brai tratti da: I TUONI DI MONTE CUPO. Riprendo con il Capitolo 3: Rocco, padre di Ngesco.

   A settembre i grappoli sono gonfi e neri. I filari di primitivo corrono dritti da un capo all’altro del campo e poi ritornano. Il sole ancora caldo conferisce ulteriore vigore agli acini maturi. Nelle cantine i tini sono pronti. Robuste spazzole hanno lavato via la polvere e le impurità accumulate nei dodici mesi di ozio. Si lavano e si bagnano le botti per prepararle ad accogliere il sacro nettare. Rocco e i due figli maschi sono intenti alla vendemmia. I coltelli con la lama ricurva a uncino tagliano i neri grappoli che vengono riposti nei panieri. Una volta colmi i panieri vengono svuotati nelle sporte. La mattina dopo, Rocco e Ngesco si preparavano a entrare a turno nel tino. Giuseppe, l’altro figlio, si era recato alla periferia del paese per raccogliere alcune sparacine, le piante spinose di asparago selvatico che, arrotolate e collocate davanti al foro di scolo del tino, avrebbero funzionato da filtro per trattenere gli acini pesti e far scorrere il nero liquido dopo la fermentazione. Al rientro in cantina raccontò di aver sentito di due uomini trovati impiccati ai rami di una quercia nel fosso di Cermignano. Non si sapeva ancora chi fossero gli uomini. Rocco ne ebbe un brivido. Una certa idea di chi fossero lui ce l’aveva. Si sedette con la testa bassa e così rimase per diversi minuti. Il ragazzo aveva mantenuto la sua promessa. Con sua grande sorpresa Rocco si accorse di non provare un grande dispiacere per la notizia e ne fu spaventato. Da un lato provò sollievo ma allo stesso tempo avvertì un senso di ribrezzo sentendo le sue mani sporche del sangue di quei due sciagurati. Non riusciva a farsene una ragione. Ma dei due ancora non riusciva a provare pietà.

   Giulia e Carmela entrarono in cantina con l’acqua calda per lavare i piedi di Rocco e Ngesco. Rocco si tolse le scarpe e le pezze da piedi, si lavò ed entrò nel tino. Sentì subito la strana sensazione del contatto dei piedi con i grappoli freddi e del liquido che ne usciva. Fu solo allora che si rese conto di essere nel tino.

   Vito non lo vide più ma ne sentiva le disgraziate gesta. Un giorno quel ragazzo e la sua banda avrebbero incontrato una pattuglia della Guardia Nazionale, comandata da un sottufficiale del paese, appostata ad attenderli. Conoscendo la sua ormai proverbiale resistenza a qualsiasi forma di costrizione si sarebbe fatto uccidere piuttosto che incarcerare. Rocco già ne soffriva.


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