mercoledì 02 Dicembre 2020

Celebrazione della Vittoria e fascismo, seconda parte

Per un resoconto analitico su quegli avvenimenti mi permetto di rimandare al mio Nitti. Lettere lucane (in Bollettino Storico della Basilicata, 2003, n 19, pagg. 145-159).  

A proposito delle violenze che si scateneranno nella regione, vale la pena di accennare allo scambio di notizie, o,  meglio, alla schermaglia che si svolse ai vertici della politica.  In quei giorni infatti Nitti scriverà a più riprese a Giolitti.

Una prima volta il 31 marzo del 1921:

Caro amico,

            non so se andremo presto alle elezioni generali. Tu sai il mio pensiero e io spero ancora [che] questo nuovo danno sia risparmiato al paese.

            Ma non è di ciò che desidero intrattenerti. Se tu hai diverso parere, è solo il tempo che potrà dimostrare da quale parte sia la ragione.

            Io desidero richiamare la tua attenzione su ciò che accade in Basilicata.

            Da molto tempo (e certo a tua insaputa) si determina una vera lotta elettorale violentissima e inconsiderata. Tutta una serie di provvedimenti non trova giustificazione che nel desiderio di provocare disordine in una provincia tranquillissima.

            Figurati che si creano o si stimolano fasci di combattimento dove non è né meno traccia di socialismo, ma credendo di creare avversioni a me.

            Senza nessun mistero il capo di gabinetto del Sottosegretariato di Stato all’Interno, certo comm. Faudella [Pietro, nativo di Ferrandina, in quegli anni segretario del sottosegretario agli interni Corradini, ndr] ex maestro elementare, prepara liste, dispensa onoreficenze, comunica provvedimenti e concessioni di favore.

            Intanto si preparano traslochi di sottoprefetti […]

            I giornali amici del ministero (tu mi dirai che non ve ne sono) annunciano la lista più inverosimile contro di me:

            comm. Faudella (Ministro dell’Interno)

            on. Ettore Ciccotti (me ne parlavi spesso)

            on. D’Alessio (chi rappresenta? E’ piuttosto un mistero)

      

Candidati nella lista fascista giolittiana del 1921: Pietro Faudella di Montalbano J, Ettore Ciccotti di Potenza, Francesco D’Alessio  di Montescaglioso

            Io sono sicuro che tutte queste cose avvengano a tua insaputa. Io desidero solo che tu ne sia informato.

            Durante l’ultima lotta elettorale tu sai quale sia stata la condotta del mio Governo a tuo riguardo. Io non chiedo eguaglianza di indirizzo. Anche la lotta può essere giusta. Io desidero solo che non si turbi inutilmente la mia terra e che a tua insaputa non accadano cose che possano creare le maggiori difficoltà avvenire.[1]

Ne avrà questa sintetica risposta:

Ti ringrazio delle informazioni che mi dai e non mancherò di occuparmene: quanto al contegno del governo nelle elezioni tu comprendi bene che, date così vaste circoscrizioni, sono le sole grandi correnti della pubblica opinione che prevalgono; il governo non può far altro che garantire la libertà del voto.

A cosa si riferiva il grande vecchio di Dronero parlando delle correnti della pubblica opinione? Proprio lui non sapeva che le correnti si creano e la pubblica opinione si può fare e disfare?

Cosa c’entrava, ad esempio la pubblica opinione con gli eminenti di origine lucana che il 5 aprile si incontrano a Roma nella sede dell’Associazione Nazionalista per deliberare “di opporsi con tutte le loro forze all’elezione dell’on. Nitti” e a tale scopo chiedono l’appoggio, oltre che dei nazionalisti, dei fascisti, dei legionari fiumani e degli arditi di guerra affinché si rechino “ad ingaggiare la lotta nella gloriosa e forte terra lucana”? [2] Il sottosegretario agli interni Camillo Corradini non l’aveva informato che la compagnia di ventura guidata dal Garibaldi – che di lì a qualche giorno dall’appello calerà nella regione e si installerà nella prefettura di Potenza – aveva ricevuto una diffida persino dalla commis­sione esecutiva dei fasci di combattimento che, in una comunicazione alla stampa, aveva tenuto a precisare che “Decio Canzio Garibaldi che trovasi at­tualmente in Basilicata non é iscritto al fascio milanese” e che i veri fascisti non dovevano prestarsi ad aiutare grup­pi o partiti estranei senza autorizzazione della stessa  nota n.47commissione?[3]. Eppure lo sapevano in tanti.  Si trattava, scriverà il segretario generale del PNF, il lucano Nicola Sansanelli a Mussolini di: canaglia prezzolata, con rimunerazioni pattuite e litigate in pieno sole, sconfessato di urgenza dalla Direzione del nostro partito […]Quel Fascismo di mazzieri agli ordini del D’Alessio e Compa­gni io ho denunziato ben in tempo al Congresso di Roma del 1921, prevenendo in tempi non sospetti il pericolo di legittimare co­munque nell’orbita del Fascismo il cosiddetto antinittismo di Ba­silicata[4].

24 ottobre 1922, Nicola Sansanelli (quarto da sin.) all’adunata fascista di Napoli

dove ha presentato Mussolini  per il discorso al San Carlo


24 ottobre 1922, squadristi lucani all’adunata di Napoli

Ma torniamo a Nitti che, siccome tutto lascia presagire che proprio la libertà di voto non sarà garantita, un mese prima che si aprano i seggi torna a sollecitare il capo del governo:

Richiamo tua attenzione sopra telegramma mandato iersera onorevole Deruggieri Latronico presidenza Consiglio da Matera stop Avvengono colà atti criminosi sotto protezione autorità locale stop Persone armate pugnali invadono abitazioni candidati minacciando stop Anche Capoluogo provincia assiste continue violenze protette dalla polizia mentre si arresta chiunque acclama mio nome.

Un Giolitti sempre più sornione cerca ancora di rassicurarlo, ma nulla cambia nell’atteggiamento dell’apparato statale regionale, per cui quando mancano appena dieci giorni alle elezioni gli viene denunciata questa situazione:

Violenze protette da autorità raggiungono ormai in tutta Basilicata forme delittuose stop Prefettura Potenza soprattutto opera viceprefetto Ortona sottoprefetto Matera proteggono tutti atti teppismo gente armata venuta di fuori falsi arditi armati pugnali stop Non bastano tutte violenze amministrative; intimidazioni sindaci sostenitori mia lista nomine commissari prefettizi per cui prefettura trasformasi agenzia violenze ma si preparano colpi scena per non far votare.[5]

Sia pure collocandosi in una prospettiva di terzista neutralità su quelle vicende intervenne anche Il Corriere della Sera scrivendo fra l’altro:

Il giorno 22 Aprile, l’on. De Ruggeri, candidato della li­sta Nitti, giunse a Matera insieme con la sua signora e il bam­bino. Alla stazione di Matera fu aggredito e circondato dalla folla, mentre la signora con il figlio fuggirono verso casa. La sera dello stesso giorno vi fu una dimostrazione di protesta. Mentre questa si svolgeva in una zona della città, nelle case dell’on. De Ruggeri e dell’avvocato Latronico – anche questo can­didato – poste nella zona opposta, penetravano alcuni sedicenti fascisti armati di pugnali e di rivoltelle, minacciando i due candidati e le persone delle loro famiglie.

Sotto questa impressione, lo stesso giorno, gli onorevoli De Ruggeri e Latronico telegrafarono all’on. Nitti dichiarando di ritirare i loro nomi dalla lotta, ma poi desistettero da questo proposito.

 Essi, tuttavia, non hanno più potuto rimettere piede in Matera dove continua questo stato di turbolenza.

Non sarà tuttavia solo la violenza degli arditi prezzolati e guidati da un nipote di Giuseppe Garibaldi, né la corruzione fatta con le largizioni del Ministero degli interni attraverso Pietro Faudella e il prefetto Giulio Nencetti a far degenerare la competizione elettorale e ad alterarne i risultati, ma anche le illusioni seminate a piene mani sul radioso futuro che la regione avrebbe avuto votando per il governo. Si fecero, ad esempio, anche circolare notizie sulla “politica del sottosuolo per mettere in valore le ricchezze nascoste della nostra terra. Ora in Basilicata si sono trovati giacimenti di petrolio, di lignite, di marmo, di asfalto. le più vive speranze si nutrono sulle possibilità di sfruttare razionalmente le ricchezze che si ha la certezza di sfruttare dalle viscere della terra”[6] .

A Montescaglioso non ci fu bisogno di far arrivare da fuori i picchiatori e in questa temperie il primo maggio “si scatenò, non provocata, la violenza belluinamente selvaggia della teppa che costituisce il degno entourage del panciuto rinnovatore” (D’Alessio, iscritto al gruppo parlamentare Rinnovamento, ndr ) contro la camera del lavoro di Montescaglioso che fu incendiata.[7] I carabinieri, la cui caserma si trovava sopra il locale, invece di bloccare gli aggressori arrestarono alcuni contadini che avevano cercato di respingere l’attacco. Le carte di polizia pudicamente tacciono sugli organizzatori e sui partecipanti all’azione squadristica, ma qualche anno dopo, caduto in disgrazia insieme al cognato e allontanato perciò dalla carica di podestà, Giambattista Andriulli rivendicherà quell’azione fra gli altri suoi meriti  e i frutti che ne derivarono in termini di risultati elettorali. “I servi della gleba – scriverà il Lavoratore commentando le violenze e i brogli elettorali – avevano alzato il capo; bisognava farglielo riabbassare. Alla bisogna servirono magnificamente i mazzieri. Colle pistole alla mano questi messeri scorazzarono per le strade, girarono per le case, violarono i domicili, inchiodando sulle pareti, attaccando  sulle vetrine l’immagine corpulenta del padrone e invitando a votare la scheda della Bandiera. Ma i contadini tennero duro.

Si ricorse allora ad un altro mezzo: quello di abolire le cabine, riducendo così l’esercizio del diritto di voto ad un semplice atto di presenza. L’elettore non aveva infatti neanche il piacere di introdurre con le sue mani la scheda nella busta. […] Ad evitare inutili spargimenti di sangue cinquecento contadini si astennero dal votare. Ci fu però chi provvide a farlo per loro.

Ma Montescaglioso era la patria del professore e si dice che anche i morti e gli emigrati, presi dalla nostalgia della dolce terra natìa, uscirono dalle tombe e valicarono i mari per rendere onore e dare il voto ad un tant’uomo”.[8]

Non si trattava di un’esagerazione. Le varie sezioni elettorali montesi, una presieduta da Gregorio D’Alessio e una da Pietro Salinari, vale a dire da un fratello – nonché sindaco – e da uno zio del candidato, daranno risultati a dir poco straordinari. Intanto il comune risulterà essere il più governativo dell’intera regione, visto che la lista ministeriale vi raccoglierà 1724 voti – vale a dire più che nelle ben più popolose Potenza (1230) e Matera (1175) – mentre quella nittiana e socialista avranno un voto ciascuna e quella popolare 13 voti. Ma é nelle preferenze che i dalessiani non si pongono limiti: 1614 suffragi a D’Alessio e 1148 a Pietro Faudella, l’uomo che bisognava tenersi buono perché gestiva i fondi neri del Viminale, 354 a Vito Catalani, sul quale conveniva fare qualche investimento dal momento che il figlio Franco era un esponente di spicco dello squadrismo potentino e solo 14 a Ettore Ciccotti, l’ex deputato socialista che aveva lasciato le barricate durante la campagna per l’interventismo e che in odio a Nitti s’era adesso schierato con Giolitti.[9]

Un’idea dell’entità dei brogli fatti in questa occasione è fornita indirettamente anche dal raffronto con i risultati delle elezioni del 1919. In tale occasione Montescaglioso aveva 2220 iscritti alle liste elettorali di cui 481 emigrati e 1739 presenti. Alla lista nittiana erano andati 498 voti , a quella dalessiana 760 e ai socialisti dissidenti 28; con  492  preferenze a De Ruggieri, 758 a D’Alessio e 28 a Francesco Mianulli, un contadino socialista locale.[10]   

Un manifesto dal tono intmidatorio dell’aprile 1919 per le elezioni che si terranno a novembre dello stesso anno

 


[1] Archivio Fondazione Einaudi, Carte Nitti, carteggio Giolitti, lettera a Giolitti del 31 marzo e sua risposta del 4 aprile1921. Cit. in Nitti, di F. Barbagallo, Torino, 1984.

[2] Un comitato di lucani a Roma, Giornale di Basilicata del 9-10 aprile 1921.

[3] Il Mattino, 24-25 aprile 1921.

[4] ACS, SPD CR 1922-1943, b. 92 WR, fasc. Sansanelli Nicola. Lettera a S.E. Benito Mussolini, del 17 novembre 1923.

[5]Ib., inventario 3057, lettera del 5 maggio 1921

[6] La base della lotta, in Giornale di Basilicata del 9-10 aprile 1921.

[7] L’Ordine a Montescaglioso, Il Lavoratore dell’8 maggio 1921.

[8] A Montescaglioso si scopron le tombe, Il Lavoratore del 28 maggio 1921.

[9] I risultati elettorali sono riportati dal Giornale di Basilicata del 20-21 maggio 1921.

[10] Quanti sono gli elettori, in Giornale di Basilicata del 13-14 settembre 1919.  I risultati elettorali sono riportati nel Giornale di Basilicata del 7-8 dicembre 1919


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