venerdì 26 Febbraio 2021

Sviluppo sostenibile

Girando per valli e per monti della nostra splendita regione, ci siamo spesso imbattuti in giovani lucani che cantavano una truce litania:

“quanto siamo sfortunati, quanto siamo lontani dal mondo, quanto siamo poveri, quanto siamo arretrati, …”

“beati quelli che vivono nelle grandi città, beati quelli che hanno una connessione internet veloce, beati quelli che sanno cosa fare la sera, ecc…”

“vorrei fare la velina ma non posso, vorrei fare il calciatore ma non posso, vorrei fare la ballerina ma non posso, vorrei farmi la plastica al naso ma non posso….” 

Tutti questi ragazzi – che abbiamo incontrato nel corso delle nostre “spedizioni” – hanno in comune una cosa: nessuno conosceva le risorse naturali, immateriali o materiali della propria città/paese/valle.

Spesso, inoltre, questi ragazzi e ragazze accompagnano la loro litania con abbondanti dosi di cannabis o alcol.

Poi abbiamo incontrato giovani che abbiamo definito “quelli che ballano la tarantella”. Ossia ragazzi e ragazze che non conoscono affatto quella litania, ma in compenso conoscono tutto del loro paese (la storia, le tradizioni, le ricette, il dialetto, gli angoli più suggestivi, ecc…)

A questo punto gli antropologi presenti nel nostro gruppo – seduti al tavolino di un bar di un piccolo paesino del Pollino – si sono messi a dire cose strane, incomprensibili. Parlavano di “teoria delle finestre rotte”, Gemeinschaft und Gesellschaft, crescita o sviluppo, ecc…

Ad un certo punto si avvicina un vecchietto piccolo piccolo e dice, in dialetto: “Voi non avete capito niente. I nostri giovani sono così depressi perchè hanno perso la Consonanza e l’Armonia”.

Consonanza? Armonia? Ma certo! Pitagora, Ocello Lucano, Metaponto, Montescaglioso….

Ma tutto questo che c’azzecca con lo sviluppo sostenibile?

C’azzecca, c’azzecca…..

Segue


Commenti da Facebook

8 Commenti

    1. EzumValgemom

      Seconda puntata.

      A questo punto eravamo eccitatissimi, ma delle tesi di Pitagora avevamo solo vaghi ricordi liceali.

      Tornati in sede abbiamo subito condiviso questa esperienza con i filosofi del nostro network, i quali ci hanno ricordato che si sa ben poco del grande pensatore vissuto in Lucania e che gran parte di quello che sappiamo ci arriva da suoi discepoli o dai suoi oppositori (politici o filosofici).

      Ma alcune cose le sappiamo con certezza, ad esempio, sappiamo è che gran parte del suo pensiero si concentra sul rapporto tra uomo e natura e sul fatto che solo attraverso la conoscenza l’uomo di avvicina alla sua vera natura e all’Armonia.

      Di qui tutti gli studi sulla matematica, la geometria, la musica, ecc…

      Ecco le parole chiave: Conoscenza; Rapporto tra uomo e natura; Consonanza; Armonia.

      Ma non finì qui.

      Fummo invitati al concerto di un grande musicista lucano – Rocco De Rosa – che nel bel mezzo di composizioni minimaliste se ne esce con una roba incerdibile: un suo componimento che si chiama STO.

      Spiegò che aveva composto questo pezzo ispirato dall’atteggiamento filosofico degli anziani lucani.

      Segue 

       

       

       

      1. EzumValgemom

        Rocco un giorno si avvicinò ad uno dei suoi anziani concittadini, seduto su una panchina, con gli occhi persi nel vuoto delle nostre colline, e chiese:

        “Zì ‘ntò, che fai?”
        E Zì ‘nto: Sto!
        R: “Che vuol dire: stai?”
        ZA: “Rocco, io non staio. Ho detto che Sto!”
        R: “E che differenza c’è?”
        ZA: “Ahhh, Rocchi, ma a te la capitale t’ha fatto male. Hai dimenticato tutto, pure gli Antichi”
        R: “Antichi? Di che Antichi parli?”
        ZA: “Marò! Sei diventato proprio un barbaro. Ti sei pure scordato la storia degli Antichi, quella di Achille e della tartaruga”

         

        Achille e la tartaruga!!!!!

         

        Porca miseria. Il vecchio parlava di Zenone, di Parmenide, della scuola di Elea.

         

        Fummo portati a pensare che queste fossero casualità, ma presto ci accorgemmo che non era affatto così.

         

        Segue…

          1. EzumValgemom

            Dopo qualche mese ci invitano a tenere un seminario sul patrimonio immateriale in un piccolissimo paese del cuore della Lucania.

            Con noi c’era Rasche, un tedesco stranissimo e coltissimo che si occupa di musica antica e musica religiosa medievale.

            Stranamente la saletta del centro sociale era gremitissima. Cominciamo il nostro seminario e arriviamo a parlare di zampogna in Lucania.

            Ad un certo punto il pubblico comincia a guardare con insistenza un vecchietto che ad un certo punto – non potendone più fare a meno, vista l’insistenza tacita dei concittadini – caccia da una borsa da pastore una stranissima zampogna, una via di mezzo tra una zampogna a chiave ed una surdulina, gonfia l’otre ecomincia a suonare.

            Rasche a questo punto sembra come impazzito. Ride, si agita sulla sedia, non riesce tener ferme le braccia, si alza si risiede, prende appunti, scrive formule matematiche,….

            I “suoni” si placano, la sala è ammutolita.

            Rasche si catapulta sul vecchietto e comincia a gridare come un ossesso frasi apparentemente senza senso: “intervalli di quinta, intervalli di ottava, monocordo, logaritmi….”

            Il vecchio lo guardava impassibile con un leggero sorriso, ma non rispondeva alle migliaia di domande di Rasche.

            “Rasche calmati! Che è successo? Facci capire.”

            Rasche: “Questa zampogna è accordata su una scala pitagorica modificata. La scala pitagorica è stata in uso fino al medioevo e poi è stata sostituita da altre scale. Questa zampogna ci ha portato indietro nel tempo di almeno 800 anni se non addirittura di 2500. Quella musica la sentivano alla corte di Federico II e a Metaponto a Taranto ad Atene, a Roma a… a….. Ma vi rendete conto! Nooo voi non vi rendete conto. Quello strumento vale tanto quanto il Colosseo o la cappella sistina o la Pietà di Michelangelo. LO CAPITE?”

            Silenzio.

            Quello strumento è arrivato fino a noi, immodificato, semplicemente sulla base della trasmissione orale della conoscenza.

            Segue…

          2. ZODD

            nn sapevo che pitagora facesse pur le scale 🙂  🙂 

            scherzi a parte so proprio curioso di sentire altro ..

            i miei complimenti a Ezum

    2. EzumValgemom

      A questo punto il tedesco era scatenato, sale in cattedra e comincia a parlare di musica mediavale, canto gregoriano, musica alchemica, musica pitagorica, musica federiciana, di musica celata nei simboli impressi sulle tele medievali o celata nelle architetture delle chiese, di Bach, di passacaglia, di scale musicali arcaiche, di tarantella, di parallelismo tra tarantismo tedesco, spagnolo, berbero  e apulo-lucano, di discanto, ecc….

       

      Noi eravamo terrorizzati. Temevamo che l’uditorio si spazientisse o si annoiasse. E invece no. Stavano tutti attentissimi e annuivano. Alcuni addirittura intervennero o fecero delle domande.

      Uno spettacolo incredibile.

      Alla fine del seminario, durato un’ora più del previsto. Si avvicina un prete, vecchissimo, e ci invita a seguirlo.

      Ci porta in un archivio al quale ha accesso solo il clero e ci mostra degli antichi manoscritti miniati.

      Su questi manoscritti c’era di tutto: studi storici, archeologici, demo-antropologici, trascrizioni di canti e musiche popolari, riproduzioni di strumenti musicali e passi di danza popolare.

      Un tesoro, un vero immenso tesoro.

      Il tedesco, a questo punto, era totalmente fuori dalla grazia di Dio, e rivolse al prete la fatidica domanda:

      “Ma questo materiale è del tutto sconosciuto. Perché non lo pubblicate? Perchè non consentite agli studiosi di accedere a questa miniera di Sapere e di Conoscenza?”

      Il prete sorrise e rispose così:

      “Non è ancora giunto il tempo.

      Questo materiale sta qui celato da centinaia di anni e molti anni dovranno ancora passare prima che esso veda la luce.

      Se oggi lo pubblicassimo non ci sarebbero risorse a sufficienza, umane e monetarie, per studiarlo compiutamente e accadrebbe quello che è già successo in passato: qualcuno costruirebbe la sua carriera universitaria su queste antiche pagine senza dare niente in cambio, in termini di crescita culturale e sociale, a questo paesello dimenticato dagli uomini, ma non da Dio”.

      Aveva ragione. Aveva maledettamente ragione.

      Ma io non mi arresi e dissi: “Padre, lei ha ragione, ma non si potrebbe far studiare queste carte ai giovani di questo Paese?”

      E lui: “Ci ho provato, ma nessuno dei giovani di questo paese crede che queste siano cose importanti. Tutti pensano che oggi sia importante l’informatica, le veline, viaggiare, scoprire il mondo, il Grande Fratello, bere acqua minerale francese, … Tutti loro pensano che il mondo sia fuori da questo paese e non vedono che invece in questi luoghi è nascosto un universo infinitamente più interessante e ricco di quello al quale riusciranno ad accedere una volta andati via di qui.” 

      Segue…

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