martedì 19 Febbraio 2019

PERCHE’ SE IL PREZZO DEL GREGGIO CALA QUELLO DELLA BENZINA NON CALA MAI?

Visto che il prezzo del petrolio da luglio a  ottobre è sceso da 141 dollari a 73,80 dollari questa mattina andando al distributore (La Fina) della benzina mi sarei aspettato un calo di questultima di quasi il 50% e invece il calo era molto inferiore circa il 20%, ma per quale motivo? Ora cerco di spiegarvelo:

Estrarre un litro di petrolio costa 5 centesimi di euro, ma arriva al serbatoio della vostra auto al costo di 1,364 euro, un aumento che sfiora il 3.000%.
Fa un percorso tanto ricco che ci guadagnano tutti, dagli sceicchi ai produttori, dalle compagnie petrolifere alle raffinerie, dai trasportatori ai gestori della pompa. Più di tutti sicuramente gli speculatori e lo Stato italiano che, sul prezzo finale della pompa, si porta a casa 80 centesimi di euro in tasse.
L’Opec ha calcolato che, tra il 2002 e il 2006, i Paesi produttori hanno fatturato mediamente 410 miliardi di dollari l’anno. Meno dei governi del G7 che, con le tasse, hanno portato in cassa 460 miliardi. L’Italia da sola ben 130.”I veri petrolieri siamo noi”
Il greggio rappresenta davvero l’oro nero per tutti i protagonisti della partita, tanto a pagare sono sempre gli automobilisti e gli altri consumatori. I prezzi di produzione sono davvero bassi, proprio per questo lo sviluppo di energie alternative marcia il passo.
Abbiamo parlato del prezzo medio di 5 centesimi, ma in Arabia Saudita tirarlo fuori costa solo 2 centesimi di euro, di più nel mare del Nord.
Il “barile” di petrolio, cui si fa riferimento spesso in relazione al prezzo, è pari a 159 litri.
Alla quotazione attuale di 73,80 dollari a barile e tenendo conto dei tassi di cambio, si può dire che un litro di petrolio appena uscito dalla terra vale già 30,25 centesimi. Qualcuno obietterà che il  calcolo è fatto sui semplici costi industriali senza tenere conto degli investimenti necessari a trovare un nuovo giacimento…
Resta il fatto che l’Eni è la società a maggiore capitalizzazione alla Borsa Italiana e l’americana Exxon ha il primato a livello mondiale, con la russa Gazprom che segue a ruota, segno che sul petrolio ci si guadagna molto bene.
Nel frattempo il nostro litro di petrolio, imbarcato a 30,25 centesimi, esce dall’impianto che lo ha trasformato in benzina a 50 centesimi, in questo percorso il suo costo è salito solo del 50%.
Poi arrivano le compagnie petrolifere, le speculazioni, le tasse, i gestori e il prezzo alla vendita schizza a quasi 1,4 euro. ” Future, derivate, opzioni”, tutta la fantasia finanziaria si scatena, basti pensare che quello che a luglio costava 147 dollari a ottobre ne costa 73,80, il 50% in meno in poche settimane.
L’italiano medio continua invece a chiedersi: se la benzina rincara ci dicono che è colpa della materia prima che sale. Ma perché allora quando il costo della materia prima cala del 50%, il prezzo alla vendita scende appena del 13%.

Ebbene posso dirvi di più. Se il petrolio cresce, i petrolieri guadagnano, se il petrolio cala guadagnano ancora di più.
Vi illustro l’analisi del Centro Studio Sintesi sui dati ufficiali del Ministero delle Attività produttive.
L’11 luglio 2008 un barile costa 142 dollari, pari a 0,585 euro al litro. Il prezzo industriale si attesta a 0,710 euro al litro, quello alla pompa schizza a 1,528 euro al litro. Il margine di guadagno pertanto è di 0,125 al litro.
Passiamo al 20 ottobre 2008, il greggio è sceso a 73,8 dollari, pari a 0,321 al litro. Il prezzo industriale si contrae a 0,583 al litro, alla pompa 1,36 euro, il margine di guadagno dei petrolieri arriva a 0,262 euro al litro.
Considerando la conseguente riduzione del’Iva, i margini di guadagno dei petrolieri è salito quasi del 50%. L’importante è che in Italia paghi sempre l’ultimo della fila, chi sta in auto a fare benzina… mentre petrolieri e Stato incassano…


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