CRISI OCCUPAZIONALE IL VALBASENTIO

Il giorno 7 novembre 2008, alle ore 16.00, si terrà in Valbasento(nei locali della mensa di Tecnoparco) una riunione congiunta di tutti i consigli comunali dell’area interessata.

in allegato la comunicazione ricevuta dal Pres. del Consiglio Comunale

Allegati (1)


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3 Commenti

  1. Cinzia

    Non posso evitare di intervenire a proposito di questa dolente pagina che quasi quotidianamente funesta le giornate delle poche centinaia di lavoratori rimasti a guadagnarsi il pane nella valle di lacrime che un tempo era la gloriosa Valbasento.
    Io faccio parte di quei pochi fortunati che a fine novembre prenderà ancora lo stipendio, ma la crisi c’è, si sente, incombe dietro l’angolo.
    Raccontano le memorie storiche dell’Anic, quelli con trent’anni di turni e di autobus, che ai tempi d’oro “del petrolio”, lo stabilimento impiegava fino a tremila persone.
    Ogni mattina, invece, quando percorro l’interminabile viale che dalla portineria mi porta al mio ufficio, mi guardo intorno e vedo impianti abbandonati a se stessi, i resti di quella che un tempo era la più florida realtà produttiva di Pisticci Scalo, la Nylstar, che ha chiuso battenti e lasciato a casa centinaia di dipendenti.
    E poi ci sono l’ormai chiusa CFP, la minaccia di chiudere la Pfizer (multinazionale farmaceutica americana che ha installato un impianto in Valbasento per produrre un antibiotico non clinicamente approvato dalla FDA), il possibile trasferimento della Ergom (società che produce componentistica per la FIAT) a Melfi, la cassa integrazione dei 70 operai della Green Leather, i 90 lavoratori della Panasonic mandati a casa da un giorno all’altro.
    Questi i numeri, i dati di fatto.
    Facile prevedere lo scenario che si prospetterà di qui a breve tempo: desertificaziaone industriale ed economica…
    Poi però, domenica 2 novembre, sulla Gazzetta del Mezzogiorno, leggo, quasi con sollievo, che il consiglio comunale congiunto dei Comuni dell’area del Basento indetto per venerdì 7 novembre, si propone di richiedere che “la politica intervenga con un’azione istituzionale che coinvolga tuteti i livelli abasmministrativi di Governo, Parlamento, Regione, Provincia e tutti i Comuni dell’area basentana per una riflessione corale che faccia il punto della situazione e definisca un programma di rilancio del sito industriale”.
    Che bello, penso. Il parco archeologico che nascerà sui resti del sito industriale di Pisticci, direttamente raggiungibile per via aerea sulla pista Maffei, a cui si pensa di dare dignità di scalo aeroportuale, diventerà la grande attrazione turistica della Basilicata, una nuova risorsa che legherà indissolubilmente passato e futuro dei desolati calanchi sul Basento.
    Eh già… perchè, se dall’incontro di venerdì 7 novembre non viene fuori un’idea innovativa e geniale come questa, saremo sempre alle solite: tira e molla (più molla che tira) tra sindacati ed aziende, discussioni in merito all’opportunità di costruire a Pisticci una nuova centrale termica che forse sì… forse no…, incontri tra istituzioni politiche locali e nazionali, interventi di politici e dirigenti aziendali, che toccano e fuggono: tentativi di indorare una pillola amara che non va giù.
    Intanto, venerdì 7 novembre, chi come me è ancora su libro paga di un’azienda in attivo, potrà pagare la prossima rata del mutuo. Gli ormai ex-dipendenti della Panasonic saranno impegnati, molto probabilmente, a fare le valigie. Se non saranno già su un treno diretto a Nord.

    1. Gigi

      Mattei Cinzia, pista Mattei….

      Forse pensavi che fosse intitolata ad un concessionario del posto…?

      Comunque correzione a parte, credo che la situazione sia veramente drammatica.

      Coraggio a chi si ritrova a dover ricominciare.

  2. For Peace

    Dispiace tantissimo che si riparli di crisi in valbasento, sappiamo tutti il perchè, le colonizzazioni al solo scopo di lucro approfittatore. Inorridisce il fatto che 600000 persone di una ricchissima regione debbano sembre confrontarsi con le amare realtà. Mi associo allo sconcerto di tutte le famiglie. Spero che le persone dotate di senso riflettano su chi siamo e chi eravamo ai tempi di Carlo Levi. Non credo sia cambiato tanto nei nostri comportamenti. Costantemente chinati verso il potere, succubi delle altrui decisioni, passivi protagonisti nel mondo che cambia. Non siamo tutti uguali però, fortunatamente alberga nella maggioranza la voglia di fare. Non voglio più sentir parlare di sviluppo industriale calato dall’alto, ci ha solo impoverito. Vorrei che facessimo le cose per le quali siamo vocati, evviva le piccole imprese, evviva i dipendenti.

    STOP ALLO STRAPOTERE DELLA CONFINDUSTRIA

     

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