Nasce da un ricordo e da un desiderio la passione per la terra cruda

Per sostenere il mio esame di Architettura tecnica II mi è stato assegnato il compito di progettare un edificio basato su alcuni temi della Bioarchitettura.
La Bioarchitettura è l’architettura che amplia la visione dell’edific[img_assist|nid=995|title=|desc=|link=none|align=left|width=166|height=300]alla geografia, all’orografia ed alle necessità biologiche sulla base di considerazioni storicistiche ed antropologiche (EDIFICIO + AMBIENTE + CULTURA + STORIA ).
Un tema per me interessantissimo che possiede come ingrediente fondamentale la mia passione, comincio a pensare, sognare, schizzare e ad un certo punto mi trovo davanti ad un scelta importante, quella del materiale da utilizzare. Imposto la selezione sulla base di criteri di valutazione della sostenibilità ambientale dei materiali e inizio dall’analisi del ciclo di vita (LCA), poi un dialogo con mio padre mi dona improvvisamente il suggerimento giusto. Mi parla dei ricordi da bambino, di quando con suo nonno costruiva il pollaio con le mura fatte di un semplice impasto di terra, acqua e paglia e la struttura della copertura leggermente inclinata realizzata con canne palustri ricoperta con diversi strati di paglia e fango fino a renderlo completamente impermeabile. In questi manufatti anche nei giorni più caldi dell’anno la differenza di temperatura era sensibilmente apprezzabile.

Ho cominciato a studiare la fattibilità ambientale, strutturale, prestazionale, normativa, economica, di un edificio costruito con la terra con la sorpresa di aver trovato un materiale dallo straordinario pregio di essere assolutamente non energivoro, di costituire cioè una risposta all’emergenza ambientale considerando che l’insediamento umano più dell’apparato industriale chiama in causa le quantità energetiche decisive in materia di consumo di risorse non rinnovabili ed è all’origine di fattori influenti sulla qualità della vita.

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L’utilizzo della terra cruda mette in gioco alcuni attori culturali di fondo, quelli per i quali la storia si
pone come elemento chiave del progetto di costruzione dello spazio abitato, e non vuole essere un
ritorno al passato tenendo conto che il massimo della naturalità può porsi oggi come modernità
costituendo un legame inscindibile tra passato, presente e futuro. Oltre ad essere uno dei materiali da costruzione più antichi del mondo (si ricordano i primi insediamenti nella Mezzaluna fertile circa 10.000 anni fa) la terra cruda è oggi il materiale da costruzione più diffuso, si calcola infatti che il 30% della popolazione mondiale abita in case costruite con questo materiale.

Anche in Basilicata, per lo più nella zona centrale della regione, esistono presenze di questa tecnica costruttiva utilizzata almeno fino agli anni ’30, per la costruzione di case rurali, ma anche per la realizzazione di piccoli edifici nei sobborghi dei centri urbani. Inoltre possiamo elencare le prestazioni di un manufatto costruito in terra cruda: Inerzia termica, isolamento acustico, accumulo di calore, economicità, regolazione igrometrica, salubrità, benessere, durabilità, affidabilità, facilità operativa, incombustibilità, flessibilità, resistenza agli attacchi biologici, resistenza al gelo, riutilizzabilità e riciclabilità, ecc.

L’handicap è l’inesistenza di una normativa italiana che regoli questo tipo di costruzioni a differenza della Germania che ha normato i principali aspetti tecnologici mediante le norme DIN, la Francia e il Regno Unito utilizza manuali tecnici riguardanti la materia a conferma della raggiunta maturità tecnica nel settore.

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Questo vuole essere anche un invito per i politici e per quanti ne avessero il potere di normare e incentivare anche a livello regionale e locale la costruzione e la ristrutturazione di edifici in terra cruda perché la Basilicata non reciti sempre la parte della “cenerentola” d’Italia ma che sia l’esempio da seguire.

Concludendo ho fatto un bel esame e una bella “scoperta”, è nata in me una passione per la terra cruda e ringrazio mio padre. Mi resta solo un rimpianto, quello di non poter realizzare il desiderio di cui mi ha parlato, voler rivedere i suoi nonni solo per un attimo, per potergli mostrare quanto da allora è cambiato.

Grazie Pà.


Commenti da Facebook

10 Commenti

  1. gbraddi

    L’argomento è interessante, ma vorrei sapere se hai qualcosa di un pò più pratico; in Italia esistono delle aziende da cui approviggionarsi e a livello statico come è impostata la struttura?
    Magari in Basilicata sarai la prima a progettare e realizzare una struttura in terra cruda.

    1. Francesca Ragone

      Si certo,
      ci sono delle imprese di costruzioni con operai e tecnici specializzati nella costruzione e ristrutturazione di edifici in terra cruda, sono in pochi però, e questo può essere considerato uno svantaggio ma potrebbe anche essere una prospettiva di lavoro.
      inoltre esistono aziende che producono mattoni in terra cruda con una tecnica chiamata “adobe”.
      Per quanto riguarda la struttura, le muratue che sono portanti possiedono uno spessore considerevole, per gli sbalzi invece ci viene in aiuto un altro materile naturale, il legno. Le coperture non devono mai essere spingenti e quindi per realizzare una copertura inclinata useremo una capriata o mezza capriata.
      Dall’ 11 al 16 Settembre sarò a Chieti alla festa della terra per partecipare al II° workshop “costruire con la terra” e approfondire l’argomento.
      Magari…
      Ciao

  2. lazarum

    devo dire che da tecnico(diagnosta) del restauro sono più che interessato all’argomento…sotto il profilo della dinamica più che della statica(cosa che lascio fare all’ing. volante!) mi piacerebbe approfondire i processi di maturazione e delle reazioni chimiche a lungo termine, sopratutto la resistenza agli attacchi biologici.
    in genere la forza dell’edilizia è nell’uso di inerti efficaci…certo che in medioriente( in generale nell zone equatoriali) per questoni ambientali e di risorse disponibili quella della terra cruda è la soluzione(obbligata)vincente.
    cmq fuori dalle conoscenze derivanti dall’archeologia. c’è uno studio recente sulla reazione della terra cruda ai monoxidi di vari tipo?
    attacchi acidi etc?e come è possibile impedire la decomposizione dei materiali organici presenti? la degradazione anaerobica impera…avviene sottovernice nei dipinti e sotto il caco3 negli affreschi…un po meno con l’enacusto…i ferrobatteri…e diavolerie simili…sono in agguato!
    per nn considerare che il rapido degrado delle architetture antiche/moderne in relazione alle precarie ed allarmanti condizioni ambientali è al centro di un acceso dibattito da anni…
    p.s. nn sono contrario alla bioarchitettura e preciso che
    approfondirò la questione della degradazione dei materiali oganici.
    nn è mio abitudine partecipare ad un argomento senza conoscerlo in modo esaustivo cmq ripeto…cercheò di documentarmi
    …mi sono incuriosito.
    bel topic francesca

    1. Francesca Ragone

      Il Pisè è una tecnica che consente di realizzare murature continue portanti compattando terra umida versata fra casseri disposti parallelamente. L’elevato grado di compattezza che raggiunge la muratura a seguito della compattazione impedisce l’aggressione e la penetrazione da parte di animali e vegetali, inoltre questa viene ulteriormente protetta da un intonaco che potrebbe essere a base di calce aerea.

  3. ZODD

    Ciao Francy ,
    mi sono imbattuto finalmente nel tuo post , e posso dirti che se vuoi realtà di questa materia bhe , ti faccio parlare con una persona che a suo tempo avevano un piccola cava dove producevano mattoni di terra cruda .
    per il momento se l’admin inserisce alcune foto della azienda di famiglia potrai vedere tu stessa i famosi mattoncini alcuni dei quali li potrai notare su una sola facciata della scuola elementare carlo salinari.
    e se nn è andati persi alkuni componenti , forse posso recuperarti gli alveari (cosi dice mio zio) dove venivano composti i mattoncini.
    bhe che dire un’altro stralcio di storia montese.

  4. anycamy

    anycamy
    Cara francesca, è molto interessante l’argomento da te trattato. Vorrei aggiungere alcune informazioni che possono essere utili.

    La costruzione con terra cruda si è pressoché completamente arrestata in Italia nel corso degli anni 50, sotto la spinta di altri materiali edilizi e sotto pretesti – mai formalizzati – di non provati pericoli di carattere igienico-sanitario e struttural-tecnologici. E’ proprio in concomitanza dell’affermarsi della cultura tecnologica, difatti, che si assiste ad una progressiva svalutazione, in senso critico, del patrimonio edilizio in crudo, e cioè quando il ‘giudizio di valore’ si lega alle categorie della prestazione e della resistenza di materiali, della normalizzazione degli elementi costruttivi. Questo processo ha determinato, quindi, una ‘espulsione’ di tutte le manifestazioni culturali (quindi anche architettoniche) ‘diverse’, salvo poi riammetterle connotandole di un ‘disvalore’, in un panorama in cui laterizio, pietra e legno erano gli unici materiali della tradizione costruttiva.
    L’oblio in cui è caduto il valore delle architetture di terra cruda fa certo contrasto con trattati italiani di secoli vicini come quello del Del Rosso del 1793, diretto alla promozione dell’uso della terra cruda per la realizzazione di edifici rurali a basso costo, mettendo in evidenza (già allora) la facilità di impiego e le ottime caratteristiche in termini di isolamento termico, resistenza al fuoco, solidità…
    Ancora nel 1880 l’Enciclopedia Agraria Italiana consiglia all’utilizzo del crudo al pari del laterizio e del legno.

    Rispetto l’estero in Italia è stato raggiunto un livello più modesto di costruito in terra cruda, per lo più legato, nei più immediati secoli passati, al mondo rurale (a differenza di una storia più antica fatta di eccellenti esempi quali le mura di Gela, di Reggio Calabria, di Arezzo, architetture etrusche e romane…).
    Forse anche questo motivo ha determinato una lenta crescita di attenzione tra i Dipartimenti Universitari, i centri di ricerca, gli studiosi, i docenti, professionisti locali e non…
    Un fenomeno, quello delle case di terra, già studiato all’inizio del secolo passato, ma non da architetti o ingegneri, bensì principalmente da antropologi e geografi.
    Solo con gli anni ’70 si è assistito ad una lenta maturazione di curiosità e di indagini da parte di centri di ricerca nel settore costruttivo, in parte come ricaduta delle esperienze fatte da tecnici italiani nei paesi in via di sviluppo e in parte per la commistione tra sensibilità per il patrimonio esistente e vocazione ecologica di cui la terra cruda è forte calamita.

    Cara Francesca nonostante questa ed altre cause abbiano portato alla perdita di una grande parte del patrimonio esistente, il patrimonio attualmente diffuso in Italia è certamente più ampio di quanto comunemente si pensi.

    1. Francesca Ragone

      Grazie
      Le tue informazioni sono molto utili, appena rientri in patria mi piacerebbe fare due chiacchiere con te.
      Colgo l’occasione per chiedere consiglio: In effetti sò che esiste il trattato di Giuseppe Del Rosso e un pò di tempo fà ho chiesto in biblioteca ma purtroppo mi hanno detto che è disponibile solo presso la biblioteca di Venezia e di Modena ed essendo un libro antico non può uscire per il prestito esterno.
      A questo punto, spero di trovarne una copia…
      Ti saluto
      grazie

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