Il “delirio dell’onnipotenza dei dirigenti amministratori” – una nuova epidemia?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo di Pietro Andriulli:

Ritorno ancora una volta, mio Malgrado, a denunciare lo stato di crisi in cui versa la nostra società che, purtroppo si va cronicizzando sempre più negli ultimi anni per chi come me opera e vive con spirito critico la nostra società, si rende ormai conto che si è arrivato ad un livello generalizzato di illegalità e impunità piuttosto preoccupante. Mi spiego l’avvio del maggioritario e dell’autonomia degli enti locali sembra aver diffuso uno strano virus tra amministratori che si sta impossessando di loro e si sta espandendo in forma epidemico. Ciò li porta a considerare la cosa pubblica che rappresentano come una loro proprietà e chi lavora chi vota non ha alcun diritto se non quello di inginocchiarsi alla loro volontà. Ecco alcuni esempi:
-La gestione dell’enti? Una cosa mia!
-I collaboratori? Sono casa mia (proprio cosi mi è stato risposto, ve lo assicuro da un amministratore-dirigente ad una mia contestazione); io li scelgo e io li elimino! (se provano a dissentire poveretti),
-Le priorità sui progetti e i lavori da fare: le scelgo io! Salvo poi utilizzare il consiglio (ormai diventato organo formale) come strumento manipolabile per esercitare e giustificare il proprio delirante potere di amministratore. E’ veramente scandaloso, infatti; moltissimi amministratori stiano deliberatamente confondendo l’autonomia con l’autarchia,la dirigenza con forme estreme d’aziendalismo e managerialità che sta portando verso una sempre più profonda frattura tra società civile e pubblica amministrazione. Si è voluto
“creare” questo sistema ( sostenuto da tanti che evidentemente hanno sottovalutato i rischi dello strapotere), investendoli di ruoli e competenze che spesso non hanno, salvo il fatto di percepire il ruolo (e lo stipendio) di amministratore senza amministrare. Essi, ormai, secondo la mia esperienza, non dirigono, non organizzano, non propongono, ma ordinano, manipolano,impongono, e quello che è peggio, isolano sempre più chi vive con spirito critico la comunità,avendo oltretutto, anche la presunzione di autoriconoscersi grandi capacità di relazionarsi.
Un elemento qualificante del nuovo sistema sembrava essere rappresentato dai cosiddetti assessori Tecnici (esterni),pensate come figure di rinnovamento, di riferimento per tutta la comunità,da individuare e scegliere sulla base di chiare, precise e comprovate competenze professionali e culturali ( questo è quanto si affermava).
Per quanto riguarda i criteri da adottare per l’individuazione di queste figure, ancora una volta la normativa lascia piena libertà ai vari consigli,i quali si trovano a scegliere in base ad una mera spartizione partitica,senza entrare in merito al valore delle competenze, delle esperienze di ciascun candidato, poiché di fatto non si analizza e valorizza nessun curriculum. Pertanto prevalgono,purtroppo e sempre, scelte basate su simpatie personali e appartenenza ad un partito piuttosto che ad un altro, rispetto ad un riconoscimento obiettivo professionale. Quello che dovrebbe essere un’occasione un’opportunità di crescita culturale e professionale della comunità, diventa un fatto un opportunistica assegnazione di ruoli, stabilendo un privilegio piuttosto che un riconoscimento autenticamente professionale.
Questi concetti sono stati da me espressi in precedenti scritti o discussioni, ma mi rendo conto che sono validissimi ancora perché tutto cambi perché nulla cambi.
Infine vorrei concludere questo mio scritto con una rima:
Maggioritario-Autonomia /tutte le libertà/ sta portando via?

Pietro Andriulli


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