mercoledì 24 Aprile 2019

Calcio, Prima categoria: parla il capitano e pararigori della Libertas Montescaglioso, Cifarelli.

“La Polisportiva è casa mia, il biancazzurro montese una seconda pelle”, ha ricordato Cifarelli, vero e proprio uomo spogliatoio della squadra del presidente Locantore.

Giovanni Cifarelli

La stagione del Club biancazzurro si è conclusa con il terzultimo posto, ma con una salvezza mai in discussione. Grazie anche al suo para-rigori.“Sono onorato di vestire questa maglia e di aver giocato 30 partite con tutto il cuore”. Giovanni Cifarelli, portierone montese 32enne, parla d’amore alla Libertas Montescaglioso e racconta la sua annata sportiva con la maglia biancazzurra.

Quella di Cifarelli, con 6 rigori, sventati e parate impossibili, 2.700 minuti in 30 presenze, praticamente sempre in campo, è una storia d’amore. Confermata dal traguardo delle 300 presenze con la maglia della sua città. Eppure, qualche rammarico c’è.

“Premesso che non è sta una stagione facile per tante situazioni, da capitano di questa meravigliosa famiglia, prima che una squadra di calcio, mi sento in dovere di ringraziare tutti, dal presidente al custode del campo sportivo. Abbiamo trascorso una stagione davvero difficile, dura, piena di ostacoli, di tante le difficoltà, tantissimi i problemi. Nonostante tutto ciò abbiamo centrato una salvezza tranquilla e mai in discussione. Sapevamo di vivere un anno di transizione, dopo le tante partenze di amici desiderosi di fare altre esperienze in categorie superiori, ma nonostante tutto abbiamo mantenuto la categoria, quindi centrato l’obiettivo di inizio stagione. Cosa è mancato? Probabilmente qualcosa a livello di testa. Ma non posso imputare nulla alla squadra. Delle 12 stagioni in maglia biancazzurra, quella conclusa è stata la più difficile a livello di risultati: mi sono sentito dire che questa è stata la squadra più brutta, più scarsa della storia della Polisportiva, ma le chiacchiere stanno sempre a zero, contano i fatti.

Per noi è stata la più bella a livello di umanità e orgoglio, perché le sconfitte e i periodi scuri ci hanno temprato e fatto crescere, facendo crescere anche l’amore e la stima tra di noi in un mix di emozioni. Ci ha fatto sentire ancora più attaccati a questa gloriosa e storica società che da 35 anni porta il nome di Montescaglioso in tutta la Basilicata”. Con i veterani del gruppo, Michele Cetera e Emanuele Tafuno, capitan Cifarelli è stato il riferimento in campo e non solo.

“Spesso abbiamo discusso con veemenza, avuto diverbi, ma solo perché tenevamo alla nostra squadra e perché abbiamo caratteri forti. Tutto questo è servito a fortificare il rispetto che abbiamo l’uno dell’altro. Abbiamo affrontato partite in trasferte con sole 11 persone, ma non abbiamo mai abbassato la testa. Le mie parole sono state sempre di incoraggiamento, non è stata la squadra più forte ma è un gruppo di amici davvero unico. Ringrazio tutti, davvero sono orgoglioso dei miei compagni, mi auguro di aver dato una mano ai più giovani in virtù del mio vissuto calcistico, e spero di aver fatto capire ai ragazzi l’importanza di essere uomini e atleti anche nella vita privata.

Spero, inoltre, di aver fatto capire alle giovani leve non solo della mia squadra, cosa significa giocare nella squadra del proprio paese, onorando la maglia tutti i giorni e rispettarla con serietà cercando di far capire cosa vuol dire essere il capitano di una squadra in difficoltà”.

Sul futuro Cifarelli ha le idee chiare: “Giocherò finché avrò passione per allenarmi e fare sacrifici. Da piccolo vedevo tutto ciò come un gioco dopo un lavoro, ma a 32 anni serve passione. Quando farò fatica smetterò. Ma prima, con i miei compagni di squadra, vogliamo riportare la Polisportiva nelle categorie che merita. E’ un sogno, ma vedremo”.

Raffaele Capobianco

 


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